«Vietato nutrire i randagi». Fa discutere l’ordinanza del sindaco di Castelbuono
Il provvedimento emesso dal primo cittadino del comune della provincia di Palermo solleva le critiche delle associazioni animaliste. L’OIPA: «Deve essere revocato, perché illegittimo».
di Redazione
Succede a Castelbuono, in provincia di Palermo. Lì, infatti, su tutto il territorio comunale è vietato nutrire gli animali randagi. Che, in pratica, dovrebbero essere lasciati al proprio destino. È quanto denuncia l’OIPA. «L’ordinanza», chiarisce l’associazione, «è stata disposta dal sindaco, Mario Cicero, e vieta di sfamare cani, gatti e volatili in aree pubbliche a Castelbuono, in provincia di Palermo, pena una sanzione da 25 a 500 euro». Un provvedimento contro cui l’Organizzazione internazionale protezione animali ha presentato immediatamente un’istanza di revoca in autotutela.
Secondo OIPA serve, infatti, una rapida marcia indietro. «L’ordinanza è lesiva della tutela del benessere degli animali randagi presenti sul territorio e in più occasioni la giustizia amministrativa si è espressa annullando simili atti. Vedremo se il sindaco Cicero farà un passo indietro evitando ricorsi al Tar», commenta il presidente dell’Oipa, Massimo Comparotto. «In caso di ricorso e di eventuale accoglimento, il Comune potrebbe dover pagare anche per le spese di giudizio, con conseguente danno erariale».
La giurisprudenza, infatti, ha già chiarito come simili provvedimenti non siano legittimi. Già negli anni Novanta il Consiglio di Stato in sede consultiva (Sez. III, parere 16 settembre 1997, n. 883), precisava che «nessuna norma di legge fa divieto di alimentare i randagi nei luoghi in cui essi trovano rifugio». Più recentemente, poi, il Tar della Puglia, su ricorso di Oipa ed Earth, ha annullato un’ordinanza del Comune di Panni (FG) nella parte in cui vietava ai cittadini di alimentare i cani vaganti nelle aree pubbliche o aperte al pubblico «mediante il deposito di cibo a terra».
Per questo l’Oipa invita il Comune di Castelbuono a garantire decoro e igiene sul suolo pubblico predisponendo «punti di somministrazione di concerto con i volontari», invece di agire con metodi spicci e illegittimi, oltre che eticamente molto discutibili.
(Foto d’apertura: IPA)
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