Buona festa della mamma. Bestiale

Alessio Pagani | domenica 8 maggio, 2022

Dalla femmina di lamantino alla leonessa, dalla balenottera azzurra al polpo gigante del pacifico: il pianeta animale racconta storie di madri eccezionali.

Regalano la vita. Senza distinzioni di specie. Sono le mamme, umane e animali, che si celebrano oggi in occasione della loro festa. Tutte speciali, ma alcune ancor più particolari. Fanno parte dei prodigi della natura capace di regalarci storie straordinarie. Alcune delle quali confinano con la leggenda.

Mamma lamantino, la vera sirena

È il caso della femmina del lamantino. Mammifero acquatico erbivoro di grandi dimensioni – arriva a pesare anche 450 chilogrammi – è tra gli animali più curiosi del pianeta. Al punto da essere all’origine del mito delle sirene, figure straordinarie metà donna e metà pesce. L’origine di questi racconti marinareschi, infatti, è probabilmente dovuta alle modalità di allattamento di questi mansueti animali, molto simili alle nostre. Le femmine sono dotate di mammelle poste nella parte alta del torace con le quali nutrono il cucciolo ponendosi in posizione supina e lo stringono con le pinne anteriori, come se fossero braccia umane. Così lo mantengono vicino a sé e per facilitargli l’assunzione del latte. Proprio come farebbe una sirena.

La balenottera azzura e il suo latte da record

Detiene invece il record di latte prodotto la mamma balenottera azzurra. Lunga fino a 30 metri e con un peso che può raggiungere le 180 tonnellate, è l’animale più grande del Pianeta. Anche il suo cucciolo non è da meno: appena nato, dopo 12 mesi di gestazione, è già lungo 7 metri e pesa qualcosa come 3 tonnellate. Per crescere, poi, necessita di una quantità smisurata di latte:  dai 380 ai 550 litri di al giorno. Per almeno sei mesi, periodo in cui arriva a raddoppiare le sue dimensioni, diventando così in grado di essere svezzato.

La lunghissima gravidanza della femmina di elefante

Per alcune il record inizia ancora prima del parto, in gravidanza. La gestazione più lunga è quella di mamma elefante: dai 20 a 22 mesi. Tanto le femmine di elefante indiano, quanto quelle di elefante africano portano in grembo il loro cucciolo per quasi due anni. Tutto il tempo necessario al piccolo per svilupparsi e superare i cento chilogrammi, quota di sicurezza affinché possa venire al mondo senza problemi.

La leonessa, protettiva e attentissima

Pochi animali, poi, si preoccupano dei propri figli come le leonesse. Per loro la sicurezza dei giovanissimi felini è fondamentale. Per questo quando si avvicina il momento di dare alla luce i piccoli, cercano una tana lontana dal branco per nascondere i loro leoncini che nascono del tutto indifesi: sono ciechi fino a quasi dieci giorni dalla nascita. Ma solo verso le 8 settimane vengono presentati al branco. Prima restano nascosti, isolati e al sicuro, in rifugi protetti che cambiano molto spesso, proprio per evitare ogni possibile predazione. In questo periodo, la madre è costretta a fare gli straordinari per allattarli e procacciarsi il cibo necessario.

Tre cuccioli insieme, nel marsupio del canguro rosso

Sono uniche al mondo anche le madri dei canguri rossi. Le sole in grado di allevare nel marsupio, potenzialmente, tre piccoli di età differenti. Il primo è un embrione, ancora nell’utero. Il secondo è nato da poco e sta ancora crescendo nel marsupio. E il terzo ha più di sei mesi e si infila nella sacca solo per la poppata. Succede perché partoriscono i loro piccoli dopo solo 33 giorni di gestazione. Minuscole creature, lunghe appena 2-3 centimetri e pensanti pochi grammi, che terminano il loro sviluppo nella tasca della madre, attaccati a una delle sue mammelle. Subito dopo il parto, però, mamma canguro ha già pronto nell’utero un nuovo ovulo che presto verrà fecondato da un maschio. Ma, e qui sta la meraviglia della natura, riesce a bloccare lo sviluppo dell’embrione. Se ha già due cuccioli di cui occuparsi, infatti, è capace di aspettare il momento migliore per partorire e garantire la sopravvivenza al nascituro.

Le gorilla di montagna, cure parentali senza confini

Al contrario, le mamme gorilla riescono ad allevare un solo piccolo ogni 4-6 anni. Una femmina, quindi, in tutta la sua vita può dare alla luce al massimo tre o quattro figli. Questo perché le loro cure parentali sono molto lunghe e complesse, durano anni e sono decisamente dispendiose. Soprattutto però sono necessarie per la crescita di questi grandi primati. Anche per questo si è visto che,  nei gorilla di montagna, esiste un comportamento simile all’adozione. Se i genitori di un cucciolo muoiono, questo viene salvato e accudito da un’altra femmina del gruppo. Che ne garantisce la sopravvivenza, proprio come farebbe la madre, permettendo anche al branco di non subire una perdita eccessiva.

Piccoli al sicuro, nella bocca di mamma alligatore

La cura maniacale per i propri eredi non riguarda, però, solo in mammiferi. Ci sono anche rettili decisamente affettuosi. Come le femmine di alligatore americano, mamme iperprotettive e premurose. Sono attentissime ai loro piccoli. Per loro sono disposte a tutto. Preparano con cura il nido, scavando una buca nel terreno e “foderandola” letteralmente con le foglie. Poi, vi depongono dalle 30 alle 50 uova e le ricoprono con arbusti e terreno per tenerle al caldo. Lì rimangono per 65 giorni al termine dei quali i piccoli coccodrilli, lunghi circa 20 centimetri, vedranno la luce. E per spostarli in sicurezza la madre li prenderà su di sé, addirittura in bocca nei primi giorni, formando una tasca con la lingua. Controllando, in acqua, ogni loro spostamento.

L’istinto materno infinito del polpo gigante

Arriva sempre dall’acqua, ma questa volta del mare, la storia di dedizione assoluta, fino al sacrificio, legata allo spirito materno della femmina di polpo gigante del Pacifico. Questo cefalopode, lungo oltre 4 metri, depone le uova su fondali poco profondi, attaccando al tetto della tana, ricavata in un anfratto roccioso, fino a 500mila uova, riunite in piccoli grappoli. E lì aspetta, immobile, fino alla schiusa. Per 5 mesi non abbandona mai le sue creature, nemmeno per alimentarsi. Con i tentacoli le accarezza dolcemente, facendo circolare attorno a loro l’acqua che mantiene le sacche ossigenate finché i le uova si schiudono e i polipetti vengono alla luce. Allora, la mamma, che a quel punto ha perso più di un terzo del suo peso, spesso muore. Stremata dalla fame e dalla fatica o senza più energie per sfuggire ai predatori. Ma consapevole di aver dato un futuro ai suoi piccoli.

Proteggere le uova, la missione della femmina di Bucero

Protettiva al massimo è anche mamma bucero di Sulawesi. Si tratta di un uccello tropicale decisamente colorato che vive in Asia e in Africa nelle cavità degli alberi, dove crea dei nidi piuttosto nascosti. Deposte le uova, la sua missione è una sola: proteggerle da ogni predatore. Per questo restringe l’ingresso del rifugio fino a impedire ogni intrusione. Barricandosi all’interno e rimanendo immobile sulle sue uova per circa due mesi. Il solo contatto con l’esterno è un minuscolo foro che il maschio userà per portarle frutta e semi necessari alla sua sopravvivenza. Solo a nidiata schiusa, la femmina del bucero tornerà all’aria aperta.

Muoversi in sicurezza, a dorso di mamma ragno

E gli insetti? Anche tra loro ci sono mamme speciali. Come quelle dei ragni appartenenti al genere Lycosidae. Le femmine, infatti, trasportano inizialmente il “sacco” che contiene le uova sotto l’addome senza mai perderlo di vista e quando i piccoli nascono li trasferiscono sul loro dorso, dove vengono sempre tenuti al sicuro dai pericoli.

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