tSharks: un progetto made in Italy per la conservazione di squali e razze
Un innovativo sistema di monitoraggio con gli “spaghetti tag” permette di monitorare squali e razze nel Mediterraneo.
di Chiara Soriano
Silenziosi, antichi, essenziali per la salute del mare: gli squali e le razze del Mediterraneo sono creature affascinanti, spesso fraintese, e sempre più minacciate. Per proteggerli, è nato tSharks, un ambizioso progetto dell’Università di Padova, che unisce scienza, tecnologia e partecipazione collettiva. L’obiettivo? Monitorare in modo sistematico gli elasmobranchi – questo il nome scientifico di squali e razze – per costruire una rete di conoscenze utile alla loro salvaguardia.
Come funziona il tracciamento: “spaghetti tag”
Il cuore del progetto è una piattaforma digitale open access che raccoglie dati su avvistamenti, ricatture e spostamenti di esemplari marcati, soprattutto razze del genere Raja. Attraverso speciali marcatori visivi chiamati spaghetti tag, applicati alla pinna dorsale, ogni animale diventa tracciabile nel tempo. Le segnalazioni possono arrivare da biologi, pescatori, sub o semplici appassionati del mare. Basta inviare una foto, il numero identificativo del tag e le coordinate del ritrovamento: un piccolo gesto che contribuisce a un grande obiettivo scientifico.
Oggi la banca dati di tSharks conta già oltre 2500 esemplari marcati, distribuiti in diverse aree del Mediterraneo. Grazie a queste informazioni è possibile mappare habitat preferiti, rotte migratorie, zone di riproduzione e comportamenti ricorrenti, fornendo un supporto concreto alla conservazione. Ma tSharks va oltre il monitoraggio: vuole anche modificare la percezione collettiva verso animali troppo spesso descritti come pericolosi, quando invece svolgono un ruolo chiave per l’equilibrio degli ecosistemi marini.
Una rete europea per la conservazione condivisa
Il progetto, finanziato anche dall’Unione Europea, coinvolge una rete internazionale di enti di ricerca e associazioni ambientaliste. Tra i partner ci sono WWF, iSea (Grecia), l’Agenzia per l’Ambiente della Corsica, il Leibniz Institute tedesco e l’Istituto Croato di Oceanografia e Pesca. Una sinergia che permette di superare i confini nazionali e affrontare la sfida della conservazione con uno sguardo ampio e coordinato.
Fondamentale in questo percorso è l’individuazione delle cosiddette Aree Importanti per Squali e Razze (ISRA), veri e propri hotspot di biodiversità marina. Solo in Italia ne sono state identificate 16, su un totale di 65 in tutto il Mediterraneo. tSharks fornisce dati cruciali per la tutela di queste zone, proponendo un approccio basato su evidenze scientifiche e collaborazione sul campo.
Coinvolgimento attivo delle comunità
Uno degli aspetti più innovativi del progetto è il suo carattere di scienza partecipata: non solo ricercatori, ma anche pescatori professionisti, operatori turistici, subacquei e cittadini comuni possono contribuire al monitoraggio. È un modo concreto per avvicinare le persone al mondo sommerso e trasformare la conoscenza in azione. Ogni segnalazione alimenta un sistema intelligente di raccolta dati, rendendo la conservazione un processo condiviso.
Un modello per il futuro
Oltre a proteggere animali spesso trascurati, tSharks rappresenta un modello replicabile per lo studio di altre specie marine in difficoltà. In un Mediterraneo sempre più fragile, dove le pressioni dell’uomo si fanno sentire con forza, progetti come questo diventano fondamentali per garantire un futuro alla biodiversità.
tSharks non è solo un’iniziativa scientifica, ma anche un invito a riscoprire il nostro legame con il mare. Monitorare gli squali e le razze significa conoscere meglio la nostra “casa blu” e impegnarsi, insieme, per difenderla.
Foto: WWF / Miso Pavicic
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