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Nuova scoperta: gli uccelli del paradiso brillano al buio. E ciò li rende veri… seduttori!

La natura non smette mai di stupirci. Un nuovo studio ha dimostrato come gli uccelli del paradiso adottino un rituale di corteggiamento assai particolare, sfruttando la loro capacità di biofluorescenza. Sì, proprio così: brillano al buio per attirare il partner, sono veri e propri latin lover “sbrillucciccanti”

di Manuela Chimera
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Alle già numerose peculiarità degli uccelli del paradiso dobbiamo aggiungere anche questa: la biofluorescenza. Questi uccelli dal piumaggio assai particolare e magnifico, già noti per i loro elaborati rituali di corteggiamento, sono anche biofluorescenti, cioè brillano al buio. E secondo gli autori di uno studio pubblicato su Royal Society Open Science, sfrutterebbero tale caratteristica proprio durante i loro rituali di accoppiamento.

Ma che volatili sono gli uccelli del paradiso? Si tratta di uccelli canori appartenenti all’ordine dei Passeriformi, famiglia Paraideidi, presenti in Nuova Guinea e Australia. 45 sono le specie afferenti a tale famiglia: sono uccelli di taglia variabile, che misurano dai 15 ai 44 centimetri di lunghezza, con un peso che varia a seconda della specie dai 50 ai 430 grammi.

Notevole il loro dimorfismo sessuale, che significa che maschi e femmine della stessa specie presentano caratteristiche diverse. I maschi, infatti, si distinguono perché hanno penne modificate arricciate/allungate, soprattutto nella zona della testa e della coda, o perché presentano penne alari che emettono suoni quando sono stimolate. Il piumaggio del maschio, poi, è molto colorato e iridescente, mentre il colore delle femmine è assai meno appariscente.
Animali solitari e dalle abitudini diurne, gli uccelli del paradiso possono essere o frugivori (mangiano soprattutto semi e frutta) o insettivori.

Un altro motivo per cui gli uccelli del paradiso si distinguono riguarda i loro spettacolari rituali di accoppiamento. La maggior parte delle specie è poligama e i maschi si sfidano nei “lek”, un’arena delimitata in cui diversi esemplari si esibiscono in riti di corteggiamento davanti alle femmine. Durante queste sfide mettono in atto una serie di rituali ben precisi, mostrando il loro piumaggio e la loro forza nel tentativo di essere scelti dalle femmine.

Ebbene: adesso in questi rituali bisogna far rientrare anche la biofluorescenza. I ricercatori hanno scoperto, infatti, che in ben 37 specie sulle 45 conosciute di uccelli del paradiso è presente questa peculiarità.

per Interno
Dal nuovo studio di Royal Society Open Science, queste fotografie mostrano la biofluorescenza di alcuni uccelli del paradiso. Se esposte a luci ad alta frequenza, certe parti del loro corpo, compreso il becco, “restituiscono luce”. (Foto: Royal Society Open Science).

In realtà gli studiosi hanno impiegato dieci anni per fotografare e documentare tutto ciò, utilizzando attrezzature fotografiche particolari in grado di riprendere parti dello spettro luminoso normalmente non visibili all’occhio umano.

Lo studio ha preso il via dal presupposto che i segnali visivi siano alla base di parecchi comportamenti animali. In particolar modo negli uccelli, piumaggi sgargianti e coloratissimi sono spesso sfruttati durante i rituali di corteggiamento. Da qui la decisione di indagare la presenza di un fattore di biofluorescenza come segnale visivo tipico degli uccelli del paradiso.

Lo studio ha dimostrato che in 37 specie su 45 e in 14 generi su 17 è presente la biofluorescenza (fanno eccezione i generi Lycorax, Manucodia e Phonygammus). La particolarità è che la biofluorescenza è presente sia nei maschi che nelle femmine.

Nei maschi la si nota sul piumaggio e sulla cute, con zone che cambiano a seconda della specie. Solitamente, però, la si trova nel becco, all’interno della bocca, sulle piume della testa, sul collo e sul ventre.
Nelle femmine, la biofluorescenza è invece presente solamente sulle piume del petto e dell’addome. Senza addentrasri nei dettagli scientifici, va detto che le lunghezze d’onda biofluorescenti sono quelle comprese nello spettro del verde e del giallo-verde (se siete interessati, si parla di picchi di emissione di 520-560 nanometri).

Tale biofluorescenza è sfruttata dai maschi durante le esibizioni nel lek e durante tutta la fase di corteggiamento. In definitiva si tratta di un modo per farsi notare dalle femmine e per avere la meglio sui rivali in amore.

Ma che cos’è esattamente la biofluorescenza? In realtà ci sono parecchi animali capaci di brillare al buio: diverse specie di opossum nelle Americhe, alcuni marsupiali come i vombati, i bilby e i diavoli della Tasmania, gli armadilli e anche gli ornitorinchi e le echidne.

Tuttavia non bisogna confondere la biofluorescenza con la bioluminescenza, sono due fenomeni diversi. Anche se, in entrambi i casi, l’organismo emette luce.
Nel caso della biofluorescenza, fenomeno che riguarda anche gli uccelli del paradiso, quando l’organismo è esposto a luci ad alta frequenza, come per esempio le luci UV, emette una luce di rimando con frequenza più bassa (in grado di essere percepita anche dall’occhio umano).

Questo fenomeno generalmente è dovuto a proteine o altre molecole organiche particolari presenti nella cute o nel piumaggio dell’animale. La biofluorescenza, dunque, può manifestarsi solamente in presenza di una luce esterna.
La bioluminescenza, invece, è una caratteristica tipica di alcuni pesci, cefalopodi, crostacei, batteri, funghi e insetti (fra cui anche le lucciole). Nella bioluminescenza l’organismo animale è in grado di emettere luce da solo, tramite reazioni chimiche che producono un effetto luminoso.

Foto: IPA

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