Homeless Not Dogless: a Torino la solidarietà ha quattro zampe
Nata nel 2011 nel capoluogo piemontese, l’associazione si occupa di fornire assistenza ai proprietari di cani in difficoltà. A permetterne il funzionamento è un meccanismo semplice quanto virtuoso: i quattro zampe “ricchi” aiutano i più bisognosi. “La filosofia che ci muove è quella di aiutare i cani che non possono permetterselo attraverso chi ha qualcosa di più”, spiega la presidente, Luce Boles Carenini, che Petme ha intervistato
di Lorenzo Sangermano
Nata nel 2011 a Torino, l’associazione Homeless Not Dogless (letteralmente “senza tetto ma non senza cane”) ha reso la solidarietà il suo marchio di fabbrica.
Fondata da un gruppo di persone provenienti da esperienze lavorative diverse, ma unite dalla stessa passione per i cani, il gruppo si occupa di sostenere le persone in difficoltà economica e i loro amici a quattro zampe. Un’attività permessa da un’idea tanto semplice quanto innovativa: i cani più “ricchi” aiutano quelli più “poveri”.
Per comprendere al meglio come opera l’associazione Homeless Not Dogless, Petme ha intervistato la sua presidente, Luce Boles Carenini.
“Il gruppo si è formato nel 2011, ma l’idea alla sua base è nata alcuni anni prima, durante la crisi del 2009. Nel corso di una riunione con le associazioni del territorio abbiamo scoperto che, insieme con le difficoltà economiche, erano aumentati esponenzialmente i cani di proprietà portati a rifugi o centri per animali. Molti proprietari non riuscivano più a mantenerli.
“Abbiamo così capito che esisteva un gap assistenziale: mentre le famiglie povere erano tutelate da politiche sociali, il cane di famiglie in difficoltà non era tutelato da nessuno”.
Oggi collaborate con i servizi sociali e l’ufficio tutela animali del Comune di Torino, le Asl e il Tribunale. Ma quali sono state le vostre prime iniziative?
“Insieme alle associazioni locali, in particolare i City Angels di Torino, abbiamo affiancato gruppi di volontari nella distribuzione di pasti ai clochard. Mentre loro si occupavano degli umani, uno di noi portava con sé il cibo per i cani. Persone così disagiate trovano nel proprio cane un supporto fondamentale. Con il tempo ci siamo offerti come aiuto stabile, fornendo anche visite veterinarie a chi fa più fatica e un dormitorio personale.”
Il passo successivo qual è stato?
“Abbiamo iniziato a offrire aiuto a domicilio, e la richiesta non è mai mancata. Dalla signora anziana che faticava a scendere le scale alla persona che magari era ai domiciliari, la nostra assistenza era semplice ma risolutiva: portare il cane a fare la passeggiata o comprare il necessario per i suoi bisogni”.
La strategia di solidarietà quando è entrata in campo?
“Non siamo mai stati bravi a fare raccolte fondi e avevamo bisogno di un modo per auto-finanziarci. La scelta ci è sembrata naturale: fornire servizi come visite veterinarie e “asilo” per cani, quello che chiamiamo dog parking, a tutti i nostri soci per consentirci di sostenere le spese di cibo e strutture per gli animali più in difficoltà. La filosofia che ci muove è quella di aiutare i cani che non possono permetterselo attraverso chi ha qualcosa di più”.
Come è stata accolta la vostra iniziativa?
“Le richieste d’aiuto non sono mai mancate e la solidarietà per fortuna nemmeno. Le signore del quartiere si sono addirittura proposte di fare volantinaggio per noi per farci conoscere. Non ci siamo mai riconosciuti nell’idea di separare un cane e il suo umano nei momenti di difficoltà. Ciò che ci spinge a impegnarci è proprio l’opposto: non hai una casa, non puoi accudire il tuo cane perché non hai risorse economiche? Fin dove possiamo, noi ci siamo”.
In apertura: Foto @homeless.not.dogless.onlus
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