Così ventiquattro conigli hanno conquistato l’Australia

Daniela Bilanzuoli | domenica 11 settembre, 2022

Nel Natale del 1859 sono sbarcati nel Nuovo Continente due dozzine di conigli selvatici. Un nuovo studio conferma che fu proprio il loro arrivo a causare una catastrofe ecologica ed economica. Oggi si contano quasi 200 milioni di esemplari ed è urgente una soluzione definitiva.

Tutto è iniziato da 24 conigli. Sono stati loro a dare il via alla conquista dell’Australia. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica “Proceedings of a National Academy of Sciences”, la diffusione incontrollata di questi animali è iniziata da quel piccolo gruppo che fu importato dall’Inghilterra a metà dell’Ottocento. Così oggi se ne contano quasi 200 milioni di esemplari.I primi conigli arrivarono in Australia, nel 1788, con una flotta di undici navi partita dall’Inghilterra durante le prime colonizzazioni inglesi. Successivamente ci furono almeno altre novanta importazioni, ma nessuna di queste causò una popolazione invasiva. 

L’invasione iniziò il Natale di 163 anni fa

Le ricerche degli scienziati riconducono ora l’invasione a un solo “sbarco” avvenuto nel Natale del 1859: Thomas Austin, ricco colono inglese, ricevette in dono da suo fratello William conigli selvatici e domestici provenienti dall’Inghilterra. Un branco di animali non autoctoni, dunque. Amante della caccia, Thomas ne liberò ventiquattro esemplari per riprendere le sue abitudini venatorie. Dalla tenuta a ovest di Melbourne, a Geelong, questi animali estremamente prolifici si diffusero in tutto il continente e, nel giro di soli tre anni, si moltiplicarono fino a diventare alcune migliaia.Prima dell’importazione del 1859, i conigli che abitavano il continente australiano erano addomesticati e confinati in colonie, mentre gli esemplari importati da Austin erano selvatici e – secondo il professore Mike Letnic, docente dell’Università del New South Wales – determinati a riprodursi.Grazie all’analisi del DNA di 187 conigli europei catturati in Australia e allo studio di alcuni documenti storici, i ricercatori hanno ricostruito le dinamiche dell’invasione definendola “una delle più emblematiche e devastanti mai osservate nella storia”, confermando la provenienza degli esemplari dall’area geografica in cui viveva Austin. «Quell’unico evento ha innescato questa enorme catastrofe ecologica ed economica, in Australia», ha dichiarato Francis Jiggins, genetista evoluzionista dell’Università di Cambridge. 

A rischio alcune specie animali e le coltivazioni

I conigli selvatici europei sono veri e propri parassiti per i pascoli e le colture e causano grossi danni. I leporidi non sono animali tipici australiani e la loro presenza sul territorio ha causato l’estinzione o lo spostamento di tante specie autoctone. Un grave impatto negativo è stato riscontrato, ad esempio, sull’agricoltura: il consumo di foraggio da parte dei conigli ha causato erosione e desertificazione. Durante i primi anni di emergenza, una delle soluzioni proposte fu l’introduzione della volpe rossa, un’altra specie invasiva. Questa manovra si rivelò del tutto inefficace e controproducente: le volpi iniziarono a cacciare i volatili autoctoni. Si tentò, quindi, una guerra biologica contro i conigli, utilizzando veleni e virus: scomparirono 500 milioni di esemplari, ma i sopravvissuti svilupparono una resistenza al batterio. Successivamente, si provò a diffondere una malattia emorragica virale che divenne incontrollabile e sterminò circa il 60% degli esemplari.Oggi i conigli in Australia sono diminuiti e le condizioni di salute degli animali messi in pericolo migliorate, ma occorre trovare una soluzione definitiva ai gravi problemi causati dai conigli europei, specie estremamente invasiva per l’ecosistema australiano.

(Foto d’apertura: IPA)

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