Stop ai Bullycats XL, i gatti nudi creati in laboratorio
Questa razza felina nata negli USA sta spopolando nel Regno Unito e sui social media, ma problemi di salute cronici e aspettative di vita ridotte fanno riflettere sulla responsabilità di chi sceglie l’estetica a discapito del benessere animale. I “gatti bulli” hanno infatti ereditato i problemi degli Sphynx e dei Munchkin e non sembra esserci altro modo per fermare questo fenomeno sconcertante, se non rifiutarsi di acquistare animali frutto di esperimenti genetici
di Pietro Santini
Di primo acchito può essere confuso con lo Sphynx per la pelle chiara e rugosa e per il corpo privo di pelo, ma guardando le zampe corte e tozze si nota subito qualcosa di differente dal gatto egiziano. Questo perché il Bullycat è un “prodotto” di laboratorio, creato incrociando i geni dello Sphynx con quelli del Munchkin, il gatto-bassotto.
Il risultato è una creatura che ricorda nel tipo di forme gli American Bully XL, una razza di cane nata negli Stati Uniti molto discussa negli ultimi mesi, con petto largo, zampe possenti e corpo robusto e completamente glabro.
I video dei Bullycat impazzano sui social. Sicuramente ci sarà qualcuno in grado di cogliere la bellezza di questi gatti, ma sorge un problema etico di primaria importanza: è giusto creare in laboratorio animali con l’unico scopo di soddisfare gusti estetici, incuranti che specie come questa siano destinate a una vita breve e fortemente condizionata da problemi di salute?
La risposta è no! E fortunatamente c’è chi, come la dottoressa Grace Carrol della Queen’s University di Belfast, si schiera apertamente contro la compravendita di queste povere creature nel Regno Unito, dove i Bullycat sono particolarmente popolari. La specialista in comportamento animale, infatti, sostiene che l’unica arma sia scoraggiare gli allevatori e rifiutare di acquistare gatti, ma anche cani, frutto di un allevamento che non tiene in considerazione valori etici, mettendo invece in primo piano esclusivamente il profitto.
Chi sceglie di allevare questi felini è a conoscenza del fatto che non vivranno tanto quanto gli esemplari di altre razze, dato che la loro aspettativa di vita è quantomeno dimezzata, e che la loro esistenza sarà caratterizzata da innumerevoli problemi di salute, insiti nel loro DNA.
Il fatto che i Bullycats siano sprovvisti di un mantello li rende innanzitutto maggiormente sensibili agli agenti esterni e fa sì che risultino più inclini a sviluppare tumori della pelle. Il pelo, inoltre, svolge una funzione termoregolante, permettendo ai quattrozampe di trattenere il calore quando il clima è rigido e di mantenere una temperatura corporea regolare nei periodi più caldi. Questa mancanza di pelo, tipica dello Sphynx, rende vulnerabile anche il Bullycat, sia per quanto riguarda la termoregolazione sia per la predisposizione a infezioni respiratorie.
Persino i baffi, essenziali sia per la comunicazione che per l’orientamento dei felini, non fanno parte della folle selezione genetica americana.
Venendo alle zampette corte e tozze, ereditate dal Munchkin, sono fonte di dolori articolari che possono anche diventare cronici e limitano molto il gatto nei movimenti, rendendogli quasi impossibile saltare.
Insomma, questi “gatti-mutanti” hanno ereditato non solo l’aspetto esteriore delle due razze originali, ma anche le problematiche tipiche di ognuna di esse, che hanno reso la loro sopravvivenza doppiamente difficile rispetto alla (già non semplice) vita di Sphynx e Munchkin, come evidenzia un recente studio dell’epidemiologo Kendy Tzu-Yun Teng.
In Italia per fortuna, allevare e acquistare cani o gatti XL è una moda che stenta a decollare, anche se ci sono casi come quello del “canepardo” dove l’estetica (e la superficialità umana) ha avuto la meglio sull’etica.
L’etica è l’unica arma che abbiamo per contrastare questi fenomeni sempre più diffusi e opporci a mode prive di senso, che ignorano il fatto che tutti gli animali sono esseri senzienti. Scegliere di non acquistare animali frutto di sperimentazioni genetiche insensate è un piccolo passo per ridurre la domanda di questi “mutanti” e, magari, favorire invece quegli animali che soffrono in una gabbia, in attesa di trovare una casa.
In apertura: un cucciolo di Bullycat, razza di gatto che ha fatto impazzire i social media di recente.
Foto: @bullycatsuk
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