Ridurre gli impatti tra navi e animali marini è possibile: ecco come
Un commento apparso sulla rivista scientifica “Nature” fa luce sul fenomeno e propone possibili soluzioni ai crescenti devastanti scontri tra flotte mercantili e creature marine. Come innovativi sistemi di monitoraggio acustico che potrebbero evitare le collisioni.
di Silvia Stellacci
Nelle profondità degli oceani, un sinuoso balletto di creature affascinanti si intreccia con il costante flusso delle navi. Una danza che però rischia di diventare mortale per la fauna marina che abita i mari del nostro pianeta. Lo sottolinea un commento apparso sulla rivista scientifica Nature, dove all’analisi del problema si affiancano anche possibili soluzioni.
Il fenomeno: la crescita della flotta mercantile è un pericolo per le creature marine
L’incremento esponenziale della flotta mercantile è causa di crescente preoccupazione. Secondo i dati delle Nazioni Unite, il numero di navi, tra petroliere, cargo e portacontainer, ha superato quota 100.000 nell’arco degli ultimi 16 anni, con una previsione di ulteriori aumenti del traffico marittimo che potrebbero arrivare addirittura a più del 1.200% entro il 2050.
Di pari passo con questa espansione, emerge la preoccupante sovrapposizione delle rotte di navigazione con gli itinerari delle creature marine. Le collisioni tra navi e animali rappresentano un grave pericolo per la biodiversità degli oceani e potrebbero causare sconvolgimenti negli ecosistemi, alterando i cicli biogeochimici che regolano la vita marina.
Quanti e quali sono gli animali più colpiti
Le collisioni tra navi e animali marini sono difficili da quantificare, poiché spesso non vengono registrate in modo sistematico e le carcasse possono affondare prima di essere individuate. Tuttavia, grazie alle testimonianze oculari e alle osservazioni dirette di animali morti galleggianti, sono stati documentati numerosi casi di collisioni negli ultimi cento anni.
Le specie più colpite da questi impatti sono quelle di maggiori dimensioni, come balene, squali e tartarughe marine, che svolgono gran parte della loro vita in superficie e intraprendono migrazioni a lungo raggio. Alcune di queste specie sono già a rischio di estinzione e le collisioni con le navi ne accelerano la drammatica diminuzione di popolazione.
Uno studio del 2020 ha identificato oltre 75 specie marine a rischio di collisioni con le navi, tra cui molte inserite nella Lista Rossa delle Specie Minacciate dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura. Questa lista comprende alcune delle creature più straordinarie dei nostri mari, ma per altre specie ancora mancano dati sufficienti per valutarne lo stato di conservazione.
Le soluzioni richiedono un impegno globale necessario
Sebbene gli sforzi finora compiuti per affrontare il problema delle collisioni tra navi e fauna marina siano stati importanti, occorre fare di più. È fondamentale raccogliere dati più completi, coinvolgere attivamente l’industria marittima e il pubblico, nonché promuovere una cooperazione internazionale per adottare misure condivise a livello globale.
La tecnologia può svolgere un ruolo cruciale nella riduzione delle collisioni tra navi e animali marini. Sistemi di monitoraggio acustico avanzati possono aiutare a individuare la presenza di mammiferi marini nelle vicinanze delle rotte di navigazione e consentire ai capitani di prendere le necessarie precauzioni. Inoltre, lo sviluppo di dispositivi di allerta visiva a bordo delle navi può aumentare la consapevolezza degli equipaggi e ridurre il rischio di collisioni.
È indispensabile, poi, istituire zone di protezione marine e regolamentazioni che impongano limiti di velocità e restrizioni di navigazione in aree ad alto rischio di collisione. In tal modo, si creerebbe uno spazio sicuro per le specie marine più vulnerabili e si consentirebbe loro di muoversi senza il pericolo costante delle navi.
La conservazione degli ecosistemi marini richiede, dunque, un approccio olistico che coinvolga non solo la comunità scientifica, ma anche i governi, l’industria marittima e il pubblico. Solo attraverso un impegno congiunto potremo preservare la bellezza e la diversità delle creature marine che animano i nostri oceani.
(Foto d’apertura: IPA)
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