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Natura selvaggia esposta a Milano con il Wildlife Photographer of the Year

Le immagini premiate quest’anno raccontano con forza la bellezza e la crudezza della natura, attraverso momenti di vita, morte e riflessione. Ogni fotografia, selezionata tra migliaia provenienti da tutto il mondo, offre uno sguardo profondo e talvolta inquietante sulla realtà selvaggia. Dalla danza di un ermellino sulle Alpi francesi fino alla caccia di un giaguaro nella giungla, la natura ci sorprende e ci invita a riflettere su ciò che rischiamo di perdere

di Pietro Santini
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Quasi 60.000 foto capaci di offrire un punto di vista unico e di immortalare un istante di vita naturale per l’eternità. 117 paesi partecipanti e solo 100 foto arrivate fino all’ultimo step. Di queste 100, ancora meno sono state ritenute valevoli della menzione d’onore e guardandole non si può che rimanere esterrefatti.

I 15 scatti che possono vantare la menzione d’onore per il Wildlife Photographer of the Year, manifestazione internazionale giunta alla sessantesima edizione, saranno esposti a Milano dal 22 novembre al 9 febbraio 2025 al Museo della Permanente. Per il momento dobbiamo limitarci a vederli attraverso uno schermo ma è comunque impossibile restare indifferenti di fronte alla meraviglia della natura.

Ogni fotografia esposta non solo racconta una storia, ma invita lo spettatore a riflettere sulla fragile relazione tra uomo e natura. Dalla peculiare danza dell’ermellino nelle Alpi francesi, immortalata da Josè Manuel Grandío, alla brutale caccia del giaguaro di Ian Ford, ogni scatto ci trasporta in mondi che sembrano lontani, ma che sono strettamente legati al nostro.

Partendo proprio dalla prima foto citata, bisogna dire che l’autore è stato davvero bravissimo a cogliere il preciso istante in cui questo ermellino si lancia in volo una danza, avvolto dalla neve, realizzando un autentico capolavoro.

“Moonlight Hunter” invece è il titolo della fotografia che vedete qua sotto e che magari, di primo acchito, pensavate fosse una splendida illustrazione. Invece no, è tutto vero ed è frutto dell’occhio di Xingchao Zhu, che si è spinto sugli aspri pendii della Mongolia dove è riuscito a seguire i gatti di Pallas, tra i più temibili predatori locali. L’autore ha raggiunto altezze che si aggirano attorno ai 5000 metri, con temperature rigidissime, testimoniate proprio dalla folta pelliccia del felino, ritratto mentre torna dalla caccia con la sua “cena”.

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“Moonlight Hunter” di Xingchao Zhu / Wildlife Photographer of the Year.

Un’altra menzione d’onore va a Jason Gulley con la sua opera “As clear as crystal”, che immortala due lamantini, una madre con il suo cucciolo, in uno scatto subacqueo nel fiume Crystal, in Florida. Quella che potrebbe sembrare semplicemente una tenera testimonianza dell’amore materno o della goffa dolcezza del piccolo è in realtà un simbolo della rinascita di questi animali in una zona della Florida dove, fino a pochi anni fa, erano considerati a rischio di estinzione a causa della distruzione del loro habitat.

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“As Clear as Crystal” di Jason Gulley / Wildlife Photographer of the Year.

Non servono molte parole in più per descrivere “Deadly Bite” di Ian Ford. Lo sguardo del giaguaro buca anche la lente della macchina fotografica, mentre i suoi denti sgretolano il cranio di un caimano e i suoi artigli possenti affondano nella carne. Uno scatto memorabile che raccoglie l’essenza della natura, così bella ma anche così spietata.

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“Deadly Bite” di Ian Ford / Wildlife Photographer of the Year.

Tra i 15 fotografi esposti a Milano c’è anche Tommy Trenchard con “Hooked”, il ritratto degli ultimi istanti di vita di uno squalo, “agganciato” (come dice il titolo dell’opera) da un peschereccio in acque internazionali. Nemmeno uno dei più temibili predatori marini può avere scampo di fronte all’essere più crudele di tutti, che appare in secondo piano nella foto, l’uomo. Se infatti la cattura degli squali è vietata nel Mediterraneo, manca ancora una normativa chiara per quanto riguarda l’Oceano Atlantico. Ma il tempo stringe e il numero degli squali, ormai considerati in via d’estinzione, è in costante diminuzione. Non si ferma la pesca, ma neanche la stupidità umana.

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“Hooked” di Tommy Trenchard / Wildlife Photographer of the Year.

Per rimanere in tema, c’è un’altra foto che dovrebbe far riflettere sulle condizioni in cui versa il nostro pianeta ed è quella realizzata da Thomas Vijayan. Lo spettacolare panorama delle Svalbard, in Norvegia, è lo sfondo di una potenziale catastrofe naturale se il cambiamento climatico non verrà arrestato. Protagonista è la maestosa calotta glaciale dell’Austfonna, che ci ricorda come, tra 400 anni, questo luogo potrebbe esistere solo nei ricordi.

Le immagini esposte alla mostra Wildlife Photographer of the Year celebrano sei decenni di straordinaria fotografia naturalistica, ma non si limitano a ritrarre la bellezza della natura. Pongono anche l’accento su tematiche importanti come la fragilità degli ecosistemi o le conseguenze delle azioni dell’uomo. che non sia solo un momento per ammirare le meraviglie del nostro pianeta, ma anche un’opportunità per riflettere su tutto ciò che rischiamo di perdere.

In apertura: “Twist and Jump” di Jose Manuel Grandío / Wildlife Photographer of the Year.

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