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Gli animali hanno più paura degli uomini che dei leoni

Un recente studio ha rivelato che la voce umana spaventa gli animali selvatici più dei versi dei leoni o degli spari dei cacciatori. L’indagine ha coinvolto 19 specie di mammiferi del Kruger National Park in Sud Africa e i suoi risultati hanno sollevato nuove sfide per la conservazione turistica e la protezione di specie vulnerabili.

di Silvia Stellacci

«Il leone è stato a lungo considerato il predatore terrestre più temibile dell’Africa, se non del mondo, il “re delle bestie”. La paura degli animali selvatici nei confronti dell’uomo, tuttavia, potrebbe essere molto più potente e prevalente», si legge in un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology, che arriva a una conclusione del tutto sorprendete – almeno per noi uomini. Gli animali temono la voce umana molto più dei ruggiti dei leoni o del rumore degli spari.   

Lo sostiene un team di ricercatori, guidato da Liana Zanette della Western University in Canada e dall’esperto di leoni Craig Packer dell’Università del Minnesota. L’indagine ha coinvolto 19 specie di mammiferi del Kruger National Park in Sud Africa, tra cui giraffe, zebre, leopardi, impala, elefanti e rinoceronti, e ha portato alla registrazione di oltre 15mila video. 

Durante la stagione secca, delle foto-trappole posizionate vicino alle pozze d’acqua, dove gli animali solitamente si abbeverano, hanno catturato le prove di questo curioso comportamento animale. Gli altoparlanti, collocati insieme alle fotocamere, all’avvicinarsi dei diversi esemplari potevano emettere conversazioni umane nelle lingue locali registrate da trasmissioni radio e TV, ruggiti non feroci ma vocalizzazioni di leoni o tipici suoni della caccia, dagli spari delle armi da fuoco all’abbaiare dei cani.

In un totale di 4.238 prove, la fauna selvatica ha dimostrato di essere il doppio più propensa a fuggire e abbandonare le pozze d’acqua in tempi del 40% più rapidi in risposta alla voce degli umani rispetto al verso dei leoni o al rumore degli spari.

La sorprendente rivelazione è che il 95% delle specie è scappato più dall’uomo che dal leone – soprattutto per quanto riguarda giraffe, leopardi, iene, zebre, kudu, facoceri e impala – o ha abbandonato i luoghi più velocemente di quanto fatto in presenza di altri suoni – in particolare rinoceronti ed elefanti.

Lo studio, in linea con una crescente evidenza sperimentale a livello globale, conferma la percezione degli umani come “super predatori”, suscitando domande cruciali sulle conseguenze ecologiche. La paura dilagante degli animali verso l’uomo, evidenziata in modo schiacciante, solleva sfide significative per la conservazione turistica, specialmente in Africa, ma offre anche nuove opportunità per proteggere alcune specie vulnerabili.

La dottoressa Liana Zanette ha dichiarato alla BBC che la loro ricerca si concentra sull’«ecologia della paura», riferendosi con questa espressione all’impatto delle interazioni tra predatore e preda sull’ambiente circostante.

«I predatori uccidono le prede, riducendo ovviamente il loro numero, ma ciò che abbiamo dimostrato in altri studi è che la paura che i predatori ispirano può anch’essa ridurre il numero delle prede», ha spiegato.

«Misurare, mitigare e manipolare la paura che ispiriamo nella fauna selvatica presenta sfide e opportunità che riteniamo dovrebbero ora essere considerate componenti integrali della pianificazione della conservazione e della gestione delle aree protette».

(Foto d’apertura: IPA)

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