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Gatto contagiato dall’influenza aviaria in provincia di Bologna: è un pericolo? Ecco cosa sapere

A Valsamoggia, in provincia di Bologna, un gatto è deceduto in seguito dell’infezione da virus H5N1, quello dell’influenza aviaria. Mentre anche un altro gatto convivente è tenuto sotto controllo dai Servizi Veterinari dell’AUSL, gli esperti tranquillizzano: si tratta di un caso particolare e non sussistono rischi per le persone

di Manuela Chimera
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Prima di tutto: nessun allarmismo. È vero, a Valsamoggia, in provincia di Bologna, è stato registrato un caso di influenza aviaria da virus H5N1 in un gatto. Tuttavia si è trattato di un caso particolare di stretta convivenza tra il felino e il pollame di un allevamento a conduzione familiare. Inoltre non è una novità il fatto che, in talune circostanze, anche i felini (così come altri mammiferi), possano contrarre il virus. Altri casi sono stati segnalati in passato nella letteratura scientifica negli Stati Uniti, in Canada e in Europa. Ma si è trattato sempre di segnalazioni sporadiche.

Nel caso di Valsamoggia, il micio in questione viveva a stretto contatto con i polli di un allevamento in cui era già stata riscontrata la positività dei volatili al virus H5N1. L’allevamento era infatti già stato sottoposto alle misure di profilassi del caso. Come previsto dalla normativa in corso, tutti gli avicoli presenti nell’allevamento erano stati soppressi.

A diagnosticare la positività del gatto è stata la sede di Forlì dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, confermata poi anche dal Centro di Referenza Nazionale per l’influenza aviaria.

Nonostante la positività del micio, gli esperti sono concordi: non c’è alcun pericolo per l’uomo. Pierluigi Viale, professore di Malattie Infettive presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università degli studi di Bologna, e direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive del Policlinico Sant’Orsola, ha spiegato che non si tratta di una novità e che non bisogna creare alcun allarmismo. 

Sappiamo da tempo che i gatti possono talora contrarre questa infezione, anche se tutti i casi registrati in precedenza erano inerenti a gatti randagi o che vivevano in zone rurali, e che potevano entrare facilmente in contatto con materiali organici infetti tramite il pollame o gli uccelli. Nessun pericolo, dunque, per i nostri gatti di casa, che vivono in appartamento in città.

Dello stesso avviso anche Giovanni Tosi, il direttore della sede dell’Istituto Zooprofilattico di Forlì. Questi ha rimarcato che è noto esistano virus dell’influenza aviaria capaci di adattarsi ai mammiferi, ivi incluso l’uomo. Tuttavia il rischio di poter contrarre l’infezione è assai basso e riguarda sempre contatti stretti e prolungati con i volatili infetti. Esposti maggiormente a tale rischio sono gli allevatori, i veterinari e tutti coloro che hanno a che fare con la fauna avicola. 

La positività nei gatti al virus H5N1 è così rara che, a livello comunitario, non esistono misure di controllo particolari. In questi casi ciò che va fatto è isolare i gatti malati, che saranno poi tenuti sotto controllo dai Servizi Veterinari dell’Ausl di competenza. In questo specifico caso, l’Ausl di Bologna, dopo aver constatato il decesso del gatto, ha eseguito esami anche su un altro micio convivente, il quale aveva manifestato i sintomi dell’influenza aviaria. Questo secondo felino pare sia invece in fase di miglioramento.

Gianni Rezza, professore straordinario di Igiene e Sanità pubblica all’Università Vita – Salute San Raffaele di Milano, ha sottolineato come non sia una novità il ritrovamento di gatti con il virus dell’influenza aviaria, ma non è mai stata registrata alcuna trasmissione dai mici all’uomo. 

L’epidemiologo Massimo Ciccozzi ha ribadito che sappiamo esistere una mutazione che permette all’influenza aviaria di contagiare i mammiferi, fra cui anche cani e gatti. Tuttavia, finora, non è mai stata segnalata la trasmissione diretta fra umani. Ciò non può escludere che in futuro possa verificarsi il temuto “spillover”,  cioè il salto di specie dagli animali all’uomo, ma non è questo il caso di allarmarsi: l’importante è tenere sotto controllo la situazione.

Ciccozzi ha poi ricordato che non esistono pericoli nel consumo di carne bovina, pollame e uova. Basta mangiare questi alimenti ben cotti.

A confermare l’assenza di rischi è anche l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) che, seppur sottolineando l’impossibilità di escludere potenziali rischi di infezione, ribadisce che tali rischi sono molto bassi per quanto riguarda gatti o cani. L’ISS, poi, fornisce utili suggerimenti in merito a cosa fare per prevenire eventuali contagi da parte dei nostri animali domestici.

In generale, sarebbe bene evitare il contatto di cani e gatti con uccelli selvatici, sia vivi che morti. E questo soprattutto nelle zone dove si sa essere presente il virus H5N1. Significa fare attenzione anche durante le passeggiate con i cani: se notate uccelli morti a terra, non avvicinatevi e non fate avvicinare il cane, ma segnalatene la presenza all’AUSL di riferimento.

Un altro consiglio dell’ISS è quello relativo alla carne cruda: durante i periodi in cui il virus circola, è meglio evitare di alimentare cani e gatti con carne cruda di pollame, che può essere responsabile anche di altre infezioni come la Salmonellosi e la Campylobatteriosi.

Foto: IPA

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