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Allarme influenza aviaria. Si diffonde tra cani e gatti

L’allerta è stata lanciata dall’Oms per un focolaio in Polonia: il virus che circola tra gli uccelli ha iniziato a contagiare anche i mammiferi. Casi anche in Italia e l’Istituto zooprofilattico delle Venezie raccomanda prudenza: «Non lasciate che i vostri animali domestici vadano a caccia».

di Alessio Pagani

«Non lasciate che il vostro gatto di casa vada a caccia di uccelli». È questo l’avvertimento lanciato dall’Izve, l’Istituto zooprofilattico delle Venezie dopo l’allarme lanciato dall’Oms su una recrudescenza dell’influenza aviaria che in Polonia ha iniziato a colpire anche animali domestici, soprattutto felini.

«Il virus H5N1 ad alta patogenicità continua a circolare ampiamente tra gli uccelli selvatici in Europa causando un’elevata mortalità in diverse specie», ha scritto l’Izve. «Segnalati casi anche negli animali da compagnia, sono in corso indagini epidemiologiche su casi nei gatti in Polonia, e negli animali da pelliccia con casi in allevamenti di volpi artica e visoni in Finlandia».

Proprio in Polonia sarebbero già 29 i felini contagiati: 14 di loro sono stati poi soppressi, mentre 11 sono deceduti in seguito alla malattia. Ancora da chiarire i vettori del contagio. I 28 gatti (più un caracal, un felino selvatico) si trovavano in regioni diverse del Paese e cinque di loro vivevano, addirittura, chiusi in casa, senza la possibilità di uscire e andare a caccia.

«L’analisi genomica di 19 virus sequenziati da questo focolaio», scrive l’Oms, «ha mostrato che appartenevano tutti al clade H5 2.3.4.4b ed erano altamente correlati fra loro». I virus sequenziati, inoltre, sono risultati «simili ai virus dell’influenza A/H5N1 clade 2.3.4.4b che circolavano negli uccelli selvatici e che recentemente hanno causato epidemie nel pollame in Polonia». Secondo le ipotesi al vaglio degli esperti, «i gatti potrebbero avere avuto contatti diretti o indiretti con uccelli infetti o i loro ambienti, mangiato uccelli infetti oppure cibo contaminato dal virus».

Il rischio più alto, comunque, è legato al fatto che cani e gatti (soprattutto questi ultimi) vadano a caccia di volatili, e che si possano infettare mangiandone le carni. Non a caso al virus H5N1 sono già risultate positive nei mesi scorsi volpi, faine e lontre.

Sempre nelle scorse settimane, poi, era stato segnalato un caso nel Bresciano. Nel sangue di 5 cani e un gatto, che vivevano in un allevamento di pollame infetto ma non avevano dimostrato alcun sintomo, è stata infatti riscontrata la presenza di anticorpi per il viruso H5N1.

Il focolaio polacco e gli altri più piccoli sparsi in Europa hanno spinto l’Oms a rivedere leggermente il valore di allarme per l’uomo. Per la popolazione normale il rischio di contagio a seguito di contatto con gatti infetti resta basso. Per i proprietari degli animali o per i veterinari diventa invece moderato, «senza l’uso di dispositivi di protezione».

(Foto d’apertura: IPA)

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