India: la Corte Suprema cambia strada sui randagi
Dopo le proteste per un’ordinanza che prevedeva la rimozione definitiva dei cani dalle strade di Delhi, la Corte Suprema indiana fa marcia indietro: sterilizzazione, vaccino e ritorno nei quartieri d’origine.
di Marco Pastore
L’11 agosto 2025 un’ordinanza emessa dalla Corte Suprema indiana aveva scosso il Paese: in risposta all’aumento drastico dei casi di morsi e della diffusione della rabbia tra i randagi i giudici JB Pardiwala e R. Mahadevan avevano ordinato alle autorità dell’area metropolitana di Delhi e della National Capital Region (NCR) di catturare, sterilizzare, vaccinare e ricollocare permanentemente in rifugi i cani randagi entro otto settimane, senza alcuna possibilità di ritorno in strada. Qualunque interferenza sarebbe stata considerata reato di oltraggio alla Corte.
L’ordine includeva una serie di disposizioni precise:
- Creazione urgente di rifugi con personale adeguato e videosorveglianza entro 8 settimane.
- Cattura iniziale di almeno 5 000 cani randagi in sei settimane, privilegiando zone a rischio.
- Registro quotidiano di tutti gli animali catturati e nessun rilascio dopo la sterilizzazione.
- Istituzione di una helpline per i morsi: risposta entro 4 ore per cattura, sterilizzazione e ricovero.
- Report dettagliato sulla disponibilità di vaccini antirabbia.
Lo sconcerto pubblico e le critiche
L’ordine ha suscitato un’ondata di proteste. Attivisti, celebrità e gruppi animalisti hanno definito il provvedimento una vera «condanna a morte» per i cani randagi, contrariando le regole ABC (Animal Birth Control Rules, 2023) che promuovono sterilizzazione, vaccinazione e rilascio nei luoghi di origine. Il “Times of India” ha evidenziato come Delhi conti circa 1 milione di cani randagi e circa 3,7 milioni di morsi registrati nel solo ultimo anno, intensificando ulteriormente il dibattito pubblico.
La svolta del 22 agosto: la Corte cambia rotta
A seguito delle proteste e del dibattito pubblico, una diversa composizione della Corte Suprema, guidata dai giudici Vikram Nath, Sandeep Mehta e N. V. Anjaria, ha emesso il 22 agosto una decisione che ha ribaltato l’impianto precedente: i cani randagi sterilizzati, vaccinati e sverminati devono ora essere riammessi nelle stesse aree di cattura – con l’unica eccezione dei cani considerati aggressivi o rabbiosi, che rimarranno nei rifugi.
L’ordinanza ha anche proibito il nutrimento libero in strada, stabilendo invece la creazione di zone designate per l’alimentazione, calibrate sulla densità canina per ciascun quartiere. L’adozione di questo approccio è stata salutata dalla giornalista e attivista Maneka Gandhi come una «giudizio scientifico», sottolineando l’importanza di una definizione chiara del termine “aggressivo” per l’implementazione dell’ordinanza.
Contesto e numeri del randagismo in India
Il fenomeno dei cani randagi è drammatico: l’India ospita tra 52 e 70 milioni di cani randagi, uno dei più alti al mondo. Nel 2023, il solo comune di Delhi sterilizzò circa 470 000 cani, ma la sterilizzazione complessiva resta molto al di sotto del fabbisogno.
I dati sanitari sono altrettanto preoccupanti: ogni anno si registrano circa 17,4 milioni di morsi da animali in India, con 18 000-20 000 morti umane per rabbia, rappresentando il 36 % dei decessi globali per la malattia.
Le motivazioni alla base del randagismo sono molteplici: scarsa gestione dei rifiuti, abbandono, alimentazione non regolamentata, e carenze di risorse e coordinamento nelle iniziative di sterilizzazione.
Un compromesso possibile?
L’episodio legale ha messo in luce come la gestione della convivenza tra umani e cani randagi richieda un equilibrio sofferto tra tutela della salute pubblica e diritti degli animali. L’approccio corretto sembra essere quello della sterilizzazione diffusa, con ritorno controllato sul territorio, supportato da un’efficace educazione comunitaria e risorse dedicate. Programmi storici, come quello condotto a Chennai con la Blue Cross, hanno dimostrato che l’ABC‑AR (Animal Birth Control–Anti Rabies) possa portare la città a sconfiggere la rabbia in modo sostenibile.
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