Stagione di caccia 2025: scontro tra ambientalisti e governo per le preaperture
Mentre le Regioni anticipano la caccia al 1° settembre, le associazioni ambientaliste denunciano un attacco al diritto alla natura e all’articolo 9 della Costituzione.
di Annalisa Barbero
Preaperture anticipate e clima di tensione
Quest’anno molte Regioni – tra cui Abruzzo, Calabria, Emilia‑Romagna, Lombardia, Sicilia e Veneto – hanno avviato la stagione venatoria con le preaperture dal 1° settembre, pur restando formalmente fissata la partenza ufficiale alla terza domenica del mese. Una scelta che ha subito innescato polemiche, anche perché coincide con l’esame parlamentare del Disegno di Legge 1552, destinato a rivoluzionare il quadro normativo sulla caccia.
Gli ambientalisti in prima linea contro le aperture
Le reazioni del mondo ambientalista sono state forti e immediate. Enpa ha definito la preapertura come un “sanguinario rituale”, pericoloso soprattutto in coincidenza con il periodo riproduttivo di molte specie come tortore, quaglie e germani reali. WWF ha parlato di un “attacco mai sferrato alla fauna selvatica”, denunciando il progressivo ridimensionamento della conservazione degli animali selvatici a vantaggio delle lobby venatorie. LAV ha denunciato l’utilizzo politico della caccia, depositando anche 50 000 firme per una proposta di legge popolare in Parlamento contro il DDL 1552.
Il governo e i cacciatori: tra richieste di maggiore libertà e riconoscimento culturale
Sul fronte istituzionale, il governo è stato criticato per strizzare l’occhio ai cacciatori. Il DDL 1552 contiene misure molto contestate: caccia ai migratori in valichi montani, estensione dell’attività venatoria a primavera e nelle aree demaniali, riapertura dei richiami vivi, riduzione delle aree protette e accesso alla caccia anche da parte di guardie giurate. Le modifiche previste includono maggiore autonomia per le Regioni, caccia in aree prima protette e meno vincoli scientifici, suscitando allarme per un affievolimento delle tutele ambientali.
Bilancio tra diritti consolidati e protezione della fauna
Le Regioni giustificano le preaperture come risposta alla domanda venatoria e alle tradizioni locali, ricordando il contributo economico del settore. I cacciatori sottolineano anche il ruolo del loro “recupero ambientale”, attraverso giornate dedicate a pulizie e manutenzione del territorio.
Ma gli ambientalisti rispondono che queste concessioni mettono a rischio equilibri delicati, ignorano l’articolo 9 della Costituzione (tutela della biodiversità) e le direttive europee come quella sugli uccelli migratori.
Verso una normativa che tenga conto di tutti
Il confronto tra i due schieramenti impone una riflessione più ampia: come bilanciare una tradizione consolidata con la responsabilità ecologica e la sicurezza pubblica? Le associazioni ambientaliste chiedono trasparenza e un reale confronto partecipativo. Il governo e i rappresentanti dei cacciatori rispondono con richieste di maggiore flessibilità regionale, sostenendo che la fauna va gestita anche come risorsa e per prevenire danni agricoli.
Uno scontro aspro e significativo: a settembre si inaugura non solo il calendario venatorio, ma anche una fase cruciale di dibattito su natura, cultura e politiche ambientali nell’Italia contemporanea.
Copyright © 2026 – Tutti i diritti riservati

