Animal Culture Database: il primo archivio globale delle culture animali
Siamo abituati a pensare la “cultura” come esclusiva degli esseri umani, ma da oggi c’è uno strumento che cambia radicalmente questa visione. L’Animal Culture Database (ACDB) è il primo archivio accessibile al pubblico che cataloga tradizioni e comportamenti sociali trasmessi da una generazione all’altra nel mondo animale, in un’ottica comparativa e scientificamente rigorosa.
di Chiara Soriano
Cosa contiene il database?
Creato da un team dell’Università dell’Arizona guidato da Kiran Basava, l’ACDB sintetizza oltre 120 studi scientifici su 61 specie animali – tra mammiferi, uccelli e persino un insetto. Include 128 comportamenti culturali in categorie come comunicazione vocale, tecniche di foraggiamento, migrazione, gioco e uso di strumenti.
Accessibile tramite una web app interattiva, l’ACDB offre una mappa globale delle popolazioni con i dati culturali. Gli utenti possono cercare per specie, regione o tipo di comportamento, scaricare dataset, e persino contribuire in futuro con nuovi casi di studio.
Il database fa parte di una piattaforma open-source ospitata su GitHub ed è destinata a crescere: nei prossimi anni si prevede l’integrazione di altri 600 studi selezionati per estendere la copertura a nuove specie e comportamenti.
Una risorsa per la conservazione della biodiversità
L’ACDB non è solo un archivio: è anche una risorsa per restaurare la cultura animale nell’ambito delle strategie di conservazione. I ricercatori ritengono che conoscere come gli animali apprendono dai loro simili sia cruciale per capire come rispondono a disturbi ambientali, cambiamenti climatici o trasferimenti di popolazioni.
Ad esempio, alcune popolazioni di elefanti usano dialetti vocali locali, e gli scimpanzé in diverse regioni sviluppano tecniche particolari di scavo o lavaggio delle radici: conoscere queste varianti è fondamentale per evitare trasferimenti impropri di animali tra popolazioni diverse.
Il caso delle scimmie giapponesi: quando la cultura si tramanda
Tra i comportamenti più iconici registrati nell’Animal Culture Database, spicca quello delle scimmie macaco dell’isola di Koshima, in Giappone. Negli anni ’50, una giovane femmina di nome Imo fu osservata mentre lavava una patata dolce nella riva del mare prima di mangiarla — un gesto mai visto prima nella sua comunità.
Inizialmente sembrava un atto casuale. Ma col passare dei mesi, gli etologi notarono qualcosa di sorprendente: altri giovani cominciarono a imitarla. In pochi anni, il gesto si diffuse a quasi tutti i membri del gruppo, tramandandosi alle nuove generazioni. Questo comportamento non era istintivo né geneticamente programmato, ma appreso socialmente, osservando altri individui. Un chiaro esempio di trasmissione culturale orizzontale e verticale: tra pari e da madre a cucciolo.
Uno strumento per molti usi
L’ACDB si rivolge a biologi, etologi, conservazionisti, studenti e anche educatori: tutti possono consultare i casi come quelli dei “dialetti vocali” delle orche o le tecniche di foraggiamento nei ratti di Gerusalemme, ed estrarre insegnamenti preziosi per l’ecologia, l’etologia e il design di politiche ambientali.
Se osserviamo un macaco che lava una patata, una balena che canta in dialetto, un corvo che usa uno strumento o un elefante che segue antiche rotte migratorie, stiamo osservando culture non umane. L’Animal Culture Database non solo le rende visibili, ma invita tutti – ricercatori, educatori, cittadini – a riconoscerle e proteggerle.
Perché la cultura, come la biodiversità, è un patrimonio anche delle altre specie.
Copyright © 2026 – Tutti i diritti riservati

