Cani rubati: un’emergenza silenziosa che cresce anche in Italia
Negli ultimi mesi, sono in aumento i casi di furti e rapimenti di cani, fatti drammatici che scuotono proprietari e comunità. I dati parlano chiaro: nel 2023 sono stati sottratti circa mille cani, ossia una media di tre al giorno, secondo i Carabinieri del Raggruppamento CITES. Si tratta di razze molto amate – come bulldog, chihuahua, labrador – facili da vendere nel mercato nero.
di Marco Pastore
Casi recenti
Negli ultimi mesi, si sono verificati diversi episodi in Italia che mettono in luce la gravità e la diffusione del fenomeno. A Soverato, in provincia di Catanzaro, un giovane è stato aggredito durante una passeggiata: il suo American Staffordshire è stato strappato dal guinzaglio da un uomo che, poco dopo, ha richiesto un riscatto di €500. L’intervento tempestivo dei Carabinieri ha permesso di arrestare il responsabile e restituire il cane al legittimo proprietario. In un altro caso, a Pontremoli (Massa Carrara), un barboncino è stato rubato durante un furto in abitazione. Grazie alla mobilitazione sui social e all’attività investigativa, il cucciolo è stato ritrovato abbandonato, cinque giorni dopo.
Questi episodi non sono isolati e mettono in luce un problema giuridico: in Italia, il furto di un animale domestico è ancora considerato un semplice reato di furto (art. 624 c.p.), punibile con reclusione da sei mesi a tre anni, e non tiene conto del valore affettivo o relazionale dell’animale. In assenza di una specifica fattispecie di “rapimento” o “sottrazione di animale d’affezione”, le pene risultano spesso inadeguate rispetto al trauma subito dalle famiglie.
Un modello criminale: rapina, estorsione e traffico
Il fenomeno non è episodico, ma spesso collegato a strategie criminali ben organizzate. Spesso il furto viene abbinato a richieste di riscatto, altre volte il cane viene rivenduto per alimentare traffici illeciti come la riproduzione abusiva o, nei casi peggiori, i combattimenti clandestini.
In alcune città, si registrano veri e propri blitz di gruppi che agiscono velocissimi, arrivando anche in auto o furgoni. Il fenomeno pare dare più rischi di rapimenti ai proprietari che rimangono feriti o traumatizzati.
Il valore medio per esemplari da compagnia oscilla tra i €500 e i 1 500, ma cani da caccia o rarità arrivano a €15 000 sul mercato nero. La richiesta – anche dall’estero – è alta.
Come difendere il tuo cane
Per prevenire e reagire, esperti e associazioni consigliano:
- Microchip obbligatorio e aggiornamento dei dati, campagna fortemente supportata da OIPA e Carabinieri.
- No ad abbandoni e distrazioni: evitare di lasciarlo solo in auto, nei parchi o fuori dai negozi.
- Uso di GPS o sensori, telecamere domestiche e allarmi sulle recinzioni.
- Segnalazione rapida: denuncia immediata ai Carabinieri, post sui social, volantini nei quartieri.
Verso un contrasto più forte
All’estero qualcosa si muove. Nel Regno Unito, ad esempio, è stato recentemente approvato il Pet Abduction Act (2024), che riconosce il furto di un animale domestico come un reato distinto e più grave rispetto al furto di oggetti. La legge, pensata per tutelare il benessere animale e l’affetto tra persona e animale, prevede pene più severe, fino a cinque anni di reclusione, e tiene conto del trauma psicologico provocato sia all’animale che al proprietario. Il provvedimento è nato proprio in risposta all’aumento dei furti durante la pandemia, quando la domanda di cani da compagnia è esplosa e i prezzi di mercato sono saliti vertiginosamente. Anche in Italia servirebbe una svolta normativa e culturale.
Conclusione
Il furto di cani in Italia è un fenomeno crescente, con profonde conseguenze per famiglie e comunità. Ma noi possiamo reagire: mantenendo alta la vigilanza, affidando al cane un microchip aggiornato, potenziando le segnalazioni in rete e chiedendo alle istituzioni leggi più efficaci. Perché ogni cane merita di essere un membro amato della famiglia… non un oggetto da rubare.
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