Aviaria nei gatti: la speranza arriva da due mici californiani guariti grazie all’antivirale
Uno studio dimostra che, se curati tempestivamente, anche i gatti domestici hanno possibilità di sopravvivere all’aviaria grazie all’oseltamivir, l’antivirale utilizzato nell’uomo per curare l’influenza.
di Chiara Soriano
Un team di veterinari e ricercatori di University of Maryland, Cross Street Small Animal Veterinary Hospital e University of Texas Medical Branch (non ancora sottoposta a peer review) ha pubblicato uno studio che dimostra che i gatti domestici che contraggono l’aviaria possono sopravvivere.
Cos’è l’aviaria?
L’influenza aviaria è un’infezione virale causata dal virus influenzale A, ceppi H5 e H7 tra i più temuti. Colpisce soprattutto uccelli selvatici e pollame, ma negli ultimi anni è balzata agli onori della cronaca per aver oltrepassato la barriera di specie, contagiando cani, gatti, visoni e perfino bovini. Negli animali domestici, il virus può manifestarsi con sintomi respiratori (tosse, dispnea), neurologici (atassia, tremori, crisi convulsive) o gastrointestinali (vomito, diarrea). Spesso, purtroppo, ha esito fatale.
L’allarme dai gatti californiani
Negli USA, l’allerta è salita quando numerosi gatti hanno iniziato a morire dopo aver ingerito carne cruda o latte non pastorizzato proveniente da bovini infetti. Proprio il latte crudo è stato il veicolo di trasmissione: la conferma è arrivata dal Dipartimento di Salute Pubblica della California e dai CDC, che hanno isolato il virus H5N1 in diversi campioni.
Lo studio e la terapia sperimentale
Il Journal of the American Veterinary Medical Association (JAVMA) ha pubblicato un caso straordinario: nell’autunno 2024 due gatti, positivi al ceppo H5N1, sono stati trattati con oseltamivir (Tamiflu), l’antivirale comunemente impiegato nell’uomo contro l’influenza. Entrambi hanno mostrato miglioramenti clinici già dopo pochi giorni di somministrazione.
Nei due mici, la febbre è scesa, il respiro si è fatto più regolare e i segni neurologici sono gradualmente regrediti. Alla fine della terapia, i due sono tornati a mangiare e giocare come prima.
Un risultato che accende la speranza
Nonostante la guarigione dei due gatti, gli autori dello studio sottolineano la prudenza. Non ci sono ancora dati certi sull’efficacia universale dell’oseltamivir nei felini. Il virus H5N1 si dimostra infatti altamente patogeno nei gatti, con tassi di mortalità superiori al 50% in diversi studi globali. Nelle autopsie di soggetti deceduti, si trovano spesso polmonite interstiziale, edema polmonare, necrosi epatica ed encefaliti multifocali.
Tuttavia, questi due casi rappresentano un segnale incoraggiante. Per la prima volta, la somministrazione di un antivirale ha permesso di salvare la vita a gatti infetti in condizioni gravi.
Prevenzione resta la parola d’ordine
Oggi i due gatti stanno bene. Tuttavia, i ricercatori precisano che servono studi più estesi per confermare l’efficacia dell’oseltamivir nei gatti affetti da H5N1 e comprendere meglio l’andamento clinico dell’infezione. Nel frattempo, la prevenzione rimane l’arma più efficace per proteggere la salute sia degli animali sia delle persone:
- Non dare ai gatti carne cruda o latte non pastorizzato;
- Evitare il contatto con uccelli selvatici o pollame malato;
- Tenere i gatti in casa nelle aree a rischio;
- Disinfettare accuratamente le superfici contaminate.
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