Manifesti funebri in memoria del gatto, ma il Comune li vieta. E voi, cosa ne pensate?
E’ successo a Cuneo: il gatto di una coppia muore all’età di 20 anni e i padroni decidono di ricordarlo con manifesti da affiggere nelle apposite bacheche dei necrologi. Ma non hanno considerato il parere del Comune, che lo ha vietato: tali affissioni possono essere dedicate solo a chi è iscritto all’anagrafe e ha uno stato civile
di Manuela Chimera
Una storia triste, di amore incondizionato e di implacabile burocrazia. Tato era un gatto di 20 anni, di cui 14 passati insieme alla sua famiglia umana. Così come spiegato dal quotidiano “Cuneodice”, una coppia di Cuneo aveva incrociato la sua strada con il micione dopo che questi era stato investito, rischiando di morire. Perché Tato era un gatto randagio ma, piano piano, è diventato il compagno di vita di chi l’ha adottato.
La coppia si era innamorata di quel gattone e aveva deciso di accoglierlo in casa. E qui Tato si era ben adattato, tanto da essere considerato come un figlio. Purtroppo però Tato, giunto all’età di 20 anni, è morto.
I proprietari, addolorati, hanno deciso di rendergli un ultimo omaggio. Hanno creato un vero e proprio manifesto funebre in cui, accanto a una foto del micio disteso al sole, hanno scritto un necrologio: “È mancato al nostro affetto il nostro amato gatto Tato, di anni 20. Lo annunciano con dolore augurandogli un buon Ponte i suoi genitori umani”.
Come prima cosa, la coppia ha pubblicato le foto del manifesto su Facebook. L’intenzione, però, era quella di esporre i manifesti nell’apposita bacheca comunale dedicata alle affissioni funebri.

Ma è a questo punto che si sono scontrati con la burocrazia italiana. Il Comune, infatti, ha vietato loro di procedere, riportando ragioni amministrative. La legge stabilisce infatti che, in caso di affissioni mortuarie, il defunto debba essere iscritto all’anagrafe e avere uno stato civile.
La coppia, sorpresa e delusa, non si è arresa e ha deciso di ricordare comunque Tato appendendo circa una quarantina di manifesti sui muri di due comuni limitrofi.
Questa storia ha suscitato un nutrito dibattito, tanto che se ne è parlato il 23 gennaio anche a “Porta a Porta”, il programma di Bruno Vespa su Raiuno. Tra gli ospiti del talk show c’erano Paola Barale e Valeria Marini, ciascuna con il proprio cagnolino in braccio, e in collegamento è stata intervistata anche l’onorevole Maria Vittoria Brambilla, presidente dell’associazione Leidaa (Lega Italiana Difesa Animali e Ambente).
La vicenda di Tato ha avuto una eco nazionale.
C’è chi ha sostenuto la decisione della coppia, ricordando come un animale domestico sia un membro effettivo della famiglia e come tale meriti di essere ricordato. Ma c’è anche chi sottolinea che le leggi e le regole vadano rispettate.
Non solo: il punto nodale della discussione che hanno suscitato i manifesti funebri per il gatto Tato non sta tanto nelle regole, quanto nella sensibilità di molti, che hanno invocato buon gusto e buon senso.
Anche se ormai la stragrande maggioranza degli italiani riconosce che gli animali domestici siano parte integrante e affettiva della famiglia, non per tutti è lecito – né rispettoso – trattarli quando muoiono alla stregua degli umani.
L’argomento è delicato e suscita sensibilità molto personali, ma è facile capirne il punto cruciale: soprattutto per i credenti, sorge la prudenza per il rispetto della dottrina, ma anche il disagio nel vedere animali accomunati all’uomo in un momento così spirituale.
Chi la pensa come i signori di Cuneo, giustamente ricorda una recentissima normativa. Da poco in diverse città italiane si sta valutando di dare il permesso di seppellire gli animali da compagnia nel cimitero comunale dove è già presente il proprietario. Firenze, per esempio, sta ragionando di muoversi in tale direzione, seguendo la strada aperta da Milano, dove è già possibile farlo. Una determina dirigenziale del capoluogo lombardo, infatti, ha reso attivo nelle scorse settimane quanto deciso nel Regolamento Regionale n. 4 del 14 giugno 2022.
A Milano, sia per volontà espressa dal defunto nel testamento, sia eventualmente dagli eredi, cani, gatti, conigli, criceti, furetti, cavie, roditori, tartarughe, uccelli, pesci o altri animali da compagnia (ma non quelli detenuti a scopo produttivo, di lavoro o alimentare) possono essere tumulati nelle tombe insieme con i loro proprietari. Sulla lapide sarà tuttavia vietato inserire epitaffi o fotografie dell’animale. Concesso, invece, esporre la foto del defunto insieme al cane o al gatto.
E’ evidente che il sentimento comune, e parzialmente anche le leggi, si stiano muovendo sempre di più in direzione del pieno riconoscimento e accettazione degli animali da compagnia nel nucleo famigliare.
Da tempo è pendente anche la richiesta di inserire gli animali da compagnia nello stato di famiglia, in modo da garantire loro maggiori diritti. Inoltre, molti gatti sono ormai dotati di microchip (anche se non tutti), e i cani dovrebbero essere invece già tutti microchippati: ciò comporta che siano iscritti all’Anagrafe regionale degli animali da affezione.
Chi ritiene sia giusto poter affiggere manifesti funebri per gli animali domestici, si appella proprio alla registrazione di questi all’Anagrafe, che dovrebbe soddisfare la normativa vigente.
E voi, cosa ne pensate? Siete favorevoli a dare il permesso di affiggere manifesti funebri anche per cani e gatti? O vi sembra invece un’esagerazione di dubbio gusto?
Foto: IPA
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