In Italia sono 2 milioni i cani non registrati e 71mila quelli abbandonati
Secondo il report “Animali in Città” di Legambiente, gli animali vaganti nella penisola oscillano tra i 700 e i 400 mila, quelli randagi tra i 350 e i 200 mila. Le regioni più colpite dal fenomeno sono quelle del Centro-sud.
di Silvia Stellacci
Un’immagine cupa emerge dal XII Rapporto nazionale “Animali in Città” di Legambiente, presentato a Roma il 27 luglio scorso in occasione della Giornata del Cane Randagio. L’indagine rivela una realtà in cui il randagismo continua a dilagare e la gestione degli animali nelle città italiane rimane inefficiente, nonostante l’aumento della spesa pubblica.
I numeri del randagismo
Il randagismo continua a essere una piaga per l’Italia, con circa 2 milioni di cani che mancano all’appello dell’anagrafe canina. In particolare, nel 2022 è stato individuato un numero di cani vaganti – randagi e con una gestione non controllata – che oscilla tra 700 e 400mila, mentre i cani randagi – senza proprietari che li rivendicano – oscillano tra 350 e 200 mila.
La situazione è critica soprattutto nel Centro-sud Italia, dove Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Lazio sono le regioni più colpite dal fenomeno: i cani vaganti vanno dai 480 ai 290mila esemplari, mentre i randagi dai 240 ai 145mila.
Nel 2022 sono stati abbandonati 71mila cani
Ad incidere su questo dato si aggiunge un tema che torna rovente come ogni estate, quello dei cani abbandonati. Secondo Legambiente: «Nel 2022, dai dati forniti dalle Amministrazioni comunali, emerge la stima di 71mila abbandoni – una lieve flessione dell’1% rispetto al 2021, anno in cui, però, si era segnato un significativo aumento sul 2020 pari al 43%, come conseguenza dell’acuirsi della crisi socioeconomica scaturita dopo la pandemia e del cessare delle condizioni nate con lo smart working una volta conclusa l’emergenza. Fattori, questi, che hanno influito anche sul numero delle adozioni dei cani dai canili rifugio, dato che a partire dal post pandemia segna un trend in diminuzione, passando dal 53% del 2020, al 41% nel 2022 (-12%)».
Una spesa pubblica crescente ma inefficace
A una spesa pubblica nel settore che cresce, non corrisponde una gestione efficiente del problema. Nonostante nel 2022 siano stati investiti 229 milioni di euro – circa 6 volte la somma impegnata per tutti i 24 Parchi nazionali e 30 volte la somma impegnata per tutte le 27 Aree marine protette – le amministrazioni locali e le aziende sanitarie sembrano non avere piena consapevolezza della situazione, che non sono in grado di gestire.
Secondo Legambiente, a influire sono la mancanza di monitoraggio, di regolamentazione e controlli, che ha portato a un utilizzo inefficiente dei fondi. Per di più, meno della metà delle amministrazioni comunali (solo il 43,8%) è a conoscenza delle strutture dedicate agli animali d’affezione presenti sul proprio territorio, il che evidenzia una mancanza di consapevolezza e di coordinamento nelle strategie di gestione degli animali.
Proposte per un cambiamento
«Con il nuovo rapporto Animali in Città – dichiara Antonino Morabito, responsabile nazionale Fauna e Benessere animale di Legambiente e curatore del rapporto – torniamo a ribadire che salute e benessere umano, animale e ambientale sono inestricabilmente interconnessi e devono essere affrontati in modo coerente e olistico, consapevoli che le malattie infettive di origine zoonotica sono sempre più comuni. Per questo è fondamentale aderire pienamente all’approccio “One Health” (Un’unica salute, ndr) e puntare al rafforzamento della cooperazione, delle sinergie istituzionali in stretta collaborazione con la società civile».
Un’altra delle proposte concrete presentate è l’assunzione a tempo indeterminato di 10.000 veterinari pubblici entro il 2030 e la piena operatività, in tutta la penisola, del Sistema Informativo nazionale degli Animali da Compagnia (SINAC). Si tratta di un’anagrafe unica nazionale obbligatoria per tutti gli animali d’affezione, fondamentale per fornire servizi adeguati ai cittadini.
Infine, Legambiente rivolge un appello anche al governo e al Parlamento. Per l’associazione ambientalista, basterebbe attuare del tutto le disposizioni sulla tutela degli animali contenute nell’articolo 9 della Costituzione e sbloccare le proposte di legge che inasprirebbero le sanzioni contro il bracconaggio, l’abbandono, il maltrattamento e l’uccisione degli animali.
(Foto d’apertura: IPA)
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