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Riconoscere le impronte di un orso può salvarci da incontri pericolosi

Dal Trentino all’Abruzzo, un faccia a faccia con un orso sembra sempre più probabile. Per evitarlo è molto utile sapere identificare le orme che lascia.

di Lorenzo Sangermano

La convivenza tra animali e persone è spesso difficile e rischiosa, sia per gli uni che per gli altri. Ad essere sotto indagine è spesso il comportamento di predatori come lupi e orsi, quando nel loro habitat incontrano l’uomo. Proprio gli orsi sono in questi giorni al centro di un dibattito in seguito alla morte del runner Andrea Papi, ucciso nei boschi del Trentino dall’orsa JJ4, catturata nei giorni scorsi e ora rinchiusa al centro di recupero fauna alpina Casteller di Trento, in attesa che il Tar si pronunci sulla richiesta di abbattimento avanzata dalla Provincia Autonoma di Trento.

Con il ritorno degli orsi, al di là dei rarissimi episodi di contatto con l’uomo, aumenta anche la possibilità di imbattersi in uno di loro. Da qui la necessità di fare prevenzione. Oltre a un corretto comportamento da tenere, in modo da segnalare sempre la propria presenza, un’altra tecnica efficace per prevenire una loro sorpresa inaspettata è riconoscerne le impronte. Le loro tracce, infatti, ad un occhio allenato risultato decisamente visibili, soprattutto nella neve e nel fango, e possono essere facilmente riconosciute. Certo ci vuole un po’ di esperienza e soprattutto è importante avere presenti alcune caratteristiche delle sue orme. 

L’animale ha infatti zampe di una larghezza media tra i 10 e i 15 centimetri e le sue dita si piegano leggermente secondo una linea curva. Al contrario di cani e gatti, l’orso appoggia il proprio peso sull’intera estensione della pianta del piede. Orma simile a quella umana, a distinguere quella dell’orso è la grandezza di un dito. Se nell’uomo il più lungo è quello medio, nell’animale a dominare è il quinto dito, quello più esterno. A differenza della zampa posteriore, quella anteriore non poggia totalmente sul suolo e la sua orma risulta quindi più piccola. 

Dalla grandezza dell’impronta è anche possibile risalire all’età e alla grandezza dell’orso, elemento fondamentale per comprenderne la pericolosità. Se osservate con attenzione, vedrete che l’orma dell’orso è in sostanza molto riconoscibile, sia per forma che per grandezza. È un’orma grande, può misurare fino a 22 centimetri, nella quale restano impressi non solo la parte piatta della zampa, ma anche il segno dei cinque artigli. Un consiglio “rubato” agli esperti: se scattate una fotografia per studiarla una volta rientrati dalla passeggiata nel bosco, mettete a fianco dell’impronta un piccolo oggetto che possa servirvi poi da riferimento per le dimensioni, ad esempio una moneta o un accendino.

(Foto d’apertura: IPA)

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