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La grande migrazione degli uccelli tra rotte, meraviglie e sfide

Ogni autunno il cielo si riempie di frecce mobili, nuvole compatte e “V” perfette. È la migrazione: una strategia antica quanto le stagioni che spinge milioni di uccelli a inseguire il cibo e le condizioni migliori per sopravvivere.

di Marco Pastore
Migrazione uccelli

In primavera il Nord offre giorni lunghi e insetti in abbondanza, ideali per crescere i piccoli; con l’autunno la rotta torna verso Sud per sfuggire al freddo e alla carestia. A far scattare la partenza sono un orologio interno che regola gli ormoni, il fotoperiodo che accorcia le giornate e, in molte specie, quella frenesia da viaggio che gli ornitologi chiamano zugunruhe.

Come si orientano e come resistono

L’aspetto più affascinante è la navigazione. Di giorno molti uccelli usano il sole come bussola; di notte leggono le stelle, sfruttano la luce polarizzata del crepuscolo e perfino il campo magnetico terrestre, forse percepito grazie a speciali proteine nella retina. Prima di partire accumulano grasso, il carburante più efficiente, e rimodellano il corpo per consumare meno. I passeriformi notturni – pettirossi, tordi, usignoli – volano quando l’aria è fresca e i predatori sono meno attivi; i grandi veleggiatori come cicogne e rapaci preferiscono le ore calde per sfruttare le correnti ascensionali di aria calda, chiamate termiche. Senza le soste intermedie – zone umide, siepi, pascoli incolti – il viaggio si interromperebbe: sono le stazioni di servizio lungo la rotta.

L’Italia come ponte tra Europa e Africa

Il nostro Paese è un corridoio naturale. Le Alpi, il Mediterraneo e, più a sud, il Sahara agiscono insieme da barriere e canali, concentrando i flussi. I “punti caldi” sono il Delta del Po e le lagune adriatiche, le paludi toscane, lo Stretto di Messina per i veleggiatori, i valichi alpini e le isole minori – da Ventotene a Ustica – dove i migratori si fermano esausti come su scogli in mezzo al mare.

Chi sta passando adesso

A fine ottobre la migrazione autunnale entra nel vivo. Nelle notti terse, sopra le città, scorrono pettirossi e codirossi spazzacamino; i tordi bottaccio e i sasselli lasciano richiami sottili e le prime beccacce raggiungono i boschi umidi. Di giorno nubi di colombacci attraversano campagne e crinali, gli storni disegnano coreografie al tramonto e con i fringuelli viaggiano le peppole. Sulle zone umide scendono anatre come alzavole, fischioni, canapiglie, moriglioni e morette, insieme a cormorani e limicoli erratici; tra i rapaci compaiono albanella reale e smeriglio dalle tundre, mentre falchi di palude e poiane sono in movimento. Non sono rari, al Nord e in Pianura Padana, i trombettii delle gru comuni in formazione. Rondini e balestrucci sono partiti da settimane; i rondoni anche prima.

Sei piovanelli nell'acqua bassa, riflessi vividi e sfondo verde.
Stormo di pittima reale (Limosa limosa) che riposa e si nutre nelle acque poco profonde di una zona umida durante la migrazione / Rudmer Zwerver via Shutterstock

Meraviglie e piccoli superpoteri

Volare in formazione a “V” permette a oche e planatori di risparmiare energia sfruttando i vortici d’aria del compagno che precede. I rondoni alpini possono restare in cielo per mesi, alternando micro-sonni; la sterna artica pendola tra Artico e Antartico compiendo il viaggio più lungo del regno animale. E alcune ricerche suggeriscono che i crittocromi, proteine sensibili alla luce blu, aiutino a “vedere” il campo magnetico: una sorta di bussola negli occhi.

Minacce e gesti che aiutano

Le soste sicure diminuiscono per perdita di habitat e pesticidi; le luci urbane disorientano i migratori notturni; le vetrate causano collisioni; in alcuni corridoi resiste il bracconaggio; il clima, infine, scombina tempi e rotte. Possiamo fare la nostra parte riducendo o schermando le luci esterne nelle notti di passaggio, applicando segnalatori anti-collisione alle finestre più esposte, scegliendo piante autoctone e piccole siepi che offrano insetti e bacche, sostenendo oasi e progetti di citizen science che raccolgono dati utili alla conservazione.

Un corto da non perdere: il viaggio della pivieressa maggiore

Se vuoi vedere la migrazione raccontata ai più giovani con immagini poetiche, guarda il corto animato “The bar-tailed godwit’s dangerous journey”: segue la pittima minore (bar-tailed godwit) lungo la rotta tra Norvegia e Marocco e spiega perché zone umide sicure siano vitali per il successo del viaggio. Il film è stato prodotto all’interno del progetto norvegese Våtmarksløftet con l’obiettivo di sensibilizzare scuole e famiglie sul valore delle aree di sosta per i migratori.

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