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Tracciare la presenza del gatto selvatico con la collaborazione dei cittadini

Elusivo, silenzioso, quasi invisibile. Il gatto selvatico europeo (e la sua controparte sarda) vive nei nostri boschi ma lascia raramente tracce chiare. Per questo l’ISPRA, insieme al Museo di Storia Naturale della Maremma e al Network Nazionale della Biodiversità (NNB), ha avviato un progetto nazionale di citizen science: una rete che trasforma foto, video e segnalazioni dei cittadini in dati utili a mappare la presenza della specie, aggiornarne la distribuzione e proteggere meglio gli habitat. Il progetto è partito nel 2021 e oggi dispone di infografica, video e una piattaforma dedicata per raccogliere le evidenze in modo standardizzato.

di Chiara Soriano
Gatto selvatico

Come è possibile tracciare la presenza del gatto selvatico?

Il cuore dell’iniziativa è gattoselvatico.it, un portale pubblico dove chiunque può caricare osservazioni con data e località, inclusi link a filmati da fototrappola. Ogni contributo viene verificato da specialisti e solo le segnalazioni validate finiscono sulla mappa in tempo reale. In questo modo l’entusiasmo degli appassionati si unisce al rigore scientifico, evitando falsi avvistamenti e confusione con gatti domestici o ibridi.

L’obiettivo del progetto

Non è solo una “caccia fotografica”. I dati dei cittadini si integrano con quelli istituzionali: telemetria, fototrappolaggio sistematico, analisi genetiche su campioni biologici, recuperi di animali feriti. L’obiettivo è aggiornare lo studbook conoscitivo, ossia il registro genealogico, della specie in Italia, confrontando gli archivi storici con le nuove evidenze per capire dove il gatto selvatico resiste, dove arretra e dove ricompare. Questa integrazione, coordinata da ISPRA, consente di passare dalla singola foto al quadro nazionale, utile per pianificare corridoi ecologici, misure di tutela forestale e campagne informative.

Il portale copre sia il gatto selvatico europeo della penisola, sia il gatto selvatico sardo, con una mappa unica che aggrega dati storici, recenti e nuove acquisizioni. Per chi partecipa significa contribuire a un patrimonio condiviso, dove ogni punto sulla mappa racconta un pezzo di biodiversità italiana.

Linee guida semplici per segnalazioni utili

Il progetto segue i 10 principi dell’European Citizen Science Association: trasparenza, accesso ai dati, formazione essenziale per i volontari. In pratica, per inviare una segnalazione utile bastano foto nitide, coordinate o località precise, data esatta e qualche nota sul contesto (bosco, margine agricolo, presenza di corsi d’acqua). Le schede ricordano anche le buone pratiche etiche: non inseguire gli animali, non usare esche, non disturbarli; la scienza vale solo se rispetta il benessere della fauna.

Sapere, per esempio, che lo spazio vitale di un individuo può variare da 600 a 3.000 ettari aiuta a capire quanto conti la connettività degli habitat: un bosco isolato non basta, servono corridoi e margini ambientali che il gatto possa percorrere in sicurezza. La citizen science qui non è un passatempo: è uno strumento di gestione che rende evidente a decisori e comunità dove investire in tutela.

L’importanza di essere cittadini consapevoli

Il gatto selvatico è un indicatore ecologico: se c’è lui, spesso c’è una foresta sana e poco frammentata. Contribuire al progetto significa fornire occhi e orecchie a un sistema di monitoraggio che, da solo, non potrebbe coprire migliaia di chilometri quadrati. Ogni foto correttamente georeferenziata, ogni video validato, ha un valore scientifico e una ricaduta pratica: aiuta a disegnare mappe più vere e, di conseguenza, politiche di conservazione più efficaci.

Se ami i felini “di frontiera” e i boschi italiani, questo è il momento di passare dall’osservazione all’azione: apri la fotocamera, rispetta le regole, carica la tua segnalazione. La mappa del gatto selvatico è uno specchio del nostro paesaggio. E migliorarlo dipende anche da noi.

Foto: WildMedia / Shutterstock

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