Divorziamo, e il cane? Cosa succede agli animali domestici in caso di separazione
Senza una normativa, in Italia è consigliato adottare un accordo scritto privato per tutelare i propri pet. In caso di contenzioso, è necessario rivolgersi a via legali.
di Lorenzo Sangermano
Il termine di un matrimonio o di una convivenza è sempre un momento di caos e difficoltà, ma spesso ci si dimentica di considerare anche il destino degli animali domestici coinvolti. Cosa succede a cani, gatti e altri amici pelosi quando una coppia decide di separarsi?
In Italia, la legge non offre una normativa specifica che regolamenti l’affidamento degli animali domestici in caso di divorzio o separazione. Esistono però diverse vie legali e consigli pratici che i proprietari possono seguire per garantire il benessere degli amici a quattro zampe.
In caso di separazione consensuale, gli ex coniugi possono accordarsi sulla collocazione degli animali domestici senza dover ricorrere alle vie legali. Questo accordo può essere stabilito in modo autonomo, e spesso viene redatto attraverso una scrittura privata che specifica dettagli come affido, spese, visite e altro ancora. Sarà proprio questo documento a essere presentato in caso di contenzioso per far valere gli accordi presi.
Se non c’è accordo tra le parti, la situazione può diventare più complessa. In caso di divorzio, gli animali domestici sono considerati “beni” da dividere tra gli ex coniugi. Un caso emblematico risale al 2013, quando un giudice del Tribunale civile di Milano confermò la decisione di una ex coppia sull’affido e la gestione dei loro gatti. Gli animali furono affidati alla madre di famiglia, con l’obbligo per l’ex marito di contribuire alle spese straordinarie.
È importante sottolineare però che, secondo la decisione del giudice, gli animali domestici non sono considerati semplici oggetti, ma esseri senzienti dotati di diritti. La priorità è dunque garantire il loro benessere e preservare eventuali legami affettivi con membri della famiglia.
Nel caso di coppie di fatto, la situazione è simile. Se non c’è accordo sulla gestione dell’animale domestico, è consigliabile rivolgersi a un legale per cercare una soluzione che tenga conto del benessere dell’animale e dei sentimenti delle persone coinvolte.
Per evitare potenziali conflitti futuri, l’avvocato Claudia Taccani, responsabile dell’Ufficio legale dell’OIPA, consiglia di stipulare un accordo prematrimoniale che regoli la detenzione, la custodia e il mantenimento degli animali domestici in caso di separazione.
Al momento in Parlamento è in sospeso una proposta di legge volta a regolamentare il destino degli animali domestici in queste evenienze. Il testo prevede di affidare l’animale al coniuge che può garantirne il maggiore benessere, senza considerare il regime patrimoniale, né i documenti anagrafici dell’animale. Il giudice, in questo caso, dovrebbe sentire le parti coinvolte, compresi esperti di comportamento animale, per prendere una decisione basata sul benessere dell’animale.
(Foto d’apertura: IPA)
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