Conigli-robot contro i pitoni birmani: la sfida high‑tech nelle Everglades
Nel cuore delle paludi meridionali della Florida, una battaglia curiosa sta prendendo forma: decine di conigli robot sono stati dispiegati nelle Everglades per attirare i pitoni birmani, una specie invasiva diventata una minaccia per l’equilibrio dell’ecosistema.
di Marco Pastore
Ideata dai ricercatori dell’Università della Florida in collaborazione con il South Florida Water Management District, questa tecnologia utilizza piccoli robot solari telecomandati, creati per somigliare il più possibile a reali marsh rabbit, le prede preferite dei serpenti locali.
I “robo-bunnies” non sono semplici pupazzi: al loro interno trovano posto motori che riproducono movimenti realistici, riscaldatori che emettono una firma termica simile a quella di un coniglio vivo e sistemi impermeabili per resistere a pioggia e umidità. Sono inoltre dotati di videocamere con sensori di movimento e intelligenza artificiale che riconoscono la presenza di un pitone: una volta rilevato, il sistema notifica i ricercatori sul campo, che possono intervenire rapidamente per rimuovere il serpente.
L’impatto devastante dei pitoni birmani
Il pitone birmano (Python bivittatus) è originario del Sud-est asiatico ed è arrivato in Florida negli anni ’80 e ’90, spesso rilasciato da appassionati o sfuggito durante uragani come quello del ’92. Liberi dalle minacce naturali e in un ambiente ideale come quello delle Everglades, questi serpenti si sono trasformati in super-predatori, mettendo in ginocchio la fauna nativa. Studi del US Geological Survey stimano riduzioni tra l’87 e il 99 % delle popolazioni locali di procioni, bobcat, opossum e conigli palustri, le loro prede principali.
I pitoni possono crescere fino a oltre 5,5 metri (alcuni esemplari raggiungono i 6 metri o più) e si nutrono anche di cervi, alligatori e altri mammiferi di grandi dimensioni, grazie alla muscolatura potente e all’elasticità delle ossa mandibolari che gli consente di inghiottire prede enormi in un solo boccone.
Il ruolo dei conigli-robot nella lotta ai pitoni
La tecnica di usare conigli reali in cattività (protetti in gabbie) per attirare i pitoni si è dimostrata efficace, ma logisticamente complessa e costosa. I ricercatori guidati da Robert McCleery e Chris Dutton hanno quindi sviluppato i robot in peluche, che non richiedono cibo né cure, sono alimentati da pannelli solari e possono essere distribuiti in vaste aree remote.
Un progetto pilota ha già coinvolto 40 unità in diverse zone strategiche: i ricercatori stanno valutando quanti pitoni effettivamente si avvicinino ai robot. Se i test avranno successo, si potrebbe introdurre anche l’odore del coniglio reale come ulteriore attrattiva. L’obiettivo è avere uno strumento che permetta una rimozione più mirata, rapida e sicura degli esemplari invasivi.
Perché è importante contrastare l’invasione
I pitoni birmani sono oggi uno dei problemi ambientali più drammatici nelle Everglades. Nonostante dal 2000 siano stati rimossi oltre 19 000 esemplari, la popolazione continua a crescere in modo silenzioso e diffuso. Il loro impatto ha già trasformato profondamente la biodiversità locale, con danni evidenti e spesso irreversibili.
L’utilizzo di robot coniglio per la cattura dei pitoni birmani è un perfetto esempio di ecologia applicata, dove tecnologia e creatività possono aiutare a ristabilire equilibri naturali compromessi. Un progetto ancora in fase sperimentale, ma che potrebbe segnare un punto di svolta nella gestione delle specie invasive più difficili da monitorare.
Foto del coniglio-robot: Robert McCleery del Dipartimento di ecologia e conservazione della fauna selvatica dell’Università della Florida.
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