«Quando ami quello che fai, tutto cambia»: Alessandro IL DogSitter e il suo asilo per cani
Dal ritmo frenetico della vita aziendale alla meraviglia di condividere la quotidianità con tanti amici pelosi: è la storia che Alessandro Medici, meglio conosciuto sui social come Alessandro IL DogSitter, ha raccontato a Petme.
di Annalisa Barbero
Nel 2019, grazie al supporto della moglie, Alessandro decide di cambiare vita: lascia il lavoro in una multinazionale per inseguire la sua passione per i cani, nata in famiglia grazie ad Alice, la Samoiedo della zia, handler – conduttrice cinofila di esposizione – che gestiva anche un allevamento di Bovari del Bernese. Una passione coltivata anche grazie al rapporto con Baco, il suo primo cane: «Con lui ho imparato tanto, anche attraverso gli errori, e tutto quello che faccio oggi nasce anche da quel legame speciale». Decide così di intraprendere un percorso formativo per diventare educatore cinofilo ENCI per dare vita a un asilo per cani nei pressi di Torino, «nato con l’obiettivo di offrire un luogo sicuro, stimolante e rispettoso dei bisogni degli animali».
Alessandro, perché hai deciso di aprire un asilo per cani? Com’è iniziato il tuo percorso?
All’inizio mi sono immerso nella formazione. Ho seguito corsi ufficiali, mi sono affiliato a un’associazione di ricerca e soccorso e ho iniziato ad affiancare addestratori esperti in un campo cinofilo a Torino. Nei weekend andavo nei boschi con loro, cercando di conciliare tutto con la vita familiare e con la graduale uscita dall’azienda, che è avvenuta in modo positivo e condiviso. In parallelo, ho cominciato a costruire da zero la mia attività. Armato della mia esperienza commerciale, mi sono messo a “scarpinare”: andavo in giro nei quartieri di Torino, distribuendo volantini, lasciando biglietti nei bar e nelle tabaccherie, e soprattutto parlando con le persone che incontravo a passeggio con il cane. Ho iniziato a gestire più cani contemporaneamente, osservandoli e imparando sul campo, affiancato da colleghi educatori con cui scambiavo idee e confronti costanti.
Quando il numero di cani è aumentato, ho acquistato il mio primo BauBus, e da lì è iniziata davvero l’attività di asilo: portavo i cani nelle aree verdi fuori città per farli giocare e socializzare. Proprio quando iniziava a diventare difficile rimanere nelle aree pubbliche in quel momento un amico mi ha concesso in uso dei terreni a Carignano, che oggi costituiscono la base del nostro asilo: oltre 4.000 m2 di spazio verde. Oggi qui, ogni giorno, accogliamo fino a 30 cani, in un ambiente che ho costruito passo dopo passo, zampa dopo zampa.



Qual è la giornata tipo dell’asilo per cani?
La mia giornata inizia presto, ma prima di tutto viene Roxie, la mia cagnolina: uscire con lei ogni mattina è una regola fondamentale, perché il suo benessere viene prima di tutto. Poi salgo sul BauBus e inizio il giro di raccolta. Vado da alloggio ad alloggio con le chiavi di casa di quasi tutti i miei clienti: una responsabilità enorme, che nasce da un rapporto di fiducia costruito nel tempo. In un’ora e mezza circa, raccolgo una dozzina di cani, a volte anche quindici, a seconda dei giorni. A supportarmi c’è un team di educatori o dog sitter qualificati, che collaborano con me in modo continuativo. Portiamo tutti i cani al campo di Carignano, dove inizia la parte più bella della giornata: i cani giocano, socializzano, comunicano e imparano, spesso anche osservando i più esperti.
Ma c’è molto lavoro dietro le quinte che non si vede sui social: sistemare buche, mantenere pulito, gestire le dinamiche e garantire la sicurezza di tutti. Non si tratta solo di “stare in mezzo ai cani tutto il giorno a coccolarli”: siamo figure di riferimento, leader del gruppo, attenti osservatori. Ogni cane viene inserito con criterio, dopo una valutazione attenta e meticolosa, e ogni giornata è un esercizio di equilibrio tra rispetto, spazio e comunicazione. Alla fine della giornata ricarichiamo i cani, ormai stanchi e soddisfatti, e li riportiamo a casa.
Ogni cane frequenta l’asilo almeno due volte a settimana: è un requisito fondamentale per garantire la stabilità del gruppo sociale e permettere una convivenza serena, equilibrata e gratificante per tutti. Il nostro lavoro non finisce lì: comunichiamo costantemente con i proprietari, li aggiorniamo su dinamiche e comportamenti, li aiutiamo – quando serve – a capire meglio il proprio cane. Perché essere educatori o addestratori significa anche questo: diventare un ponte tra cane e famiglia, ogni giorno.
Il tuo lavoro è sicuramente molto impegnativo, ma qual è l’insegnamento più prezioso che ricevi dai cani? Come ti arricchisce ogni giorno?
Quando ami quello che fai, tutto cambia. Ricordo ancora una frase di mia moglie nel 2019, quando ancora lavoravo in azienda e stavo dando qualche consiglio al mio vicino su come gestire il suo nuovo cucciolo: «Ti si illuminano gli occhi quando parli di cani, devi farlo davvero». Quella frase mi ha colpito nel cuore e ha innescato tutto il cambiamento.
Oggi continuo a sentire quella luce ogni volta che entro nel campo con Roxie o che osservo un cane fare un passo avanti nel suo percorso. Imparo da loro ogni giorno. Imparo su di me: sulla pazienza, sull’ascolto, sul comprendere invece che giudicare. I cani non vanno giudicati, vanno capiti. Anche quando mettono in atto comportamenti difficili, non lo fanno per “cattiveria” – perché la cattiveria non è un concetto che appartiene alla loro specie. Sono il risultato di una storia evolutiva, di emozioni, di vissuti. E noi dobbiamo impegnarci per capirli, guidarli, offrirgli un contesto sicuro e positivo. Questo significa anche, a volte, mettere da parte il proprio benessere personale per garantire il loro.
È un mestiere che ti chiede tanto, ma ti restituisce anche tanto, se ci metti cuore, competenza e presenza. Ecco perché mi arricchisce: perché mi piace, perché ci credo, e perché ogni giorno mi insegna qualcosa di nuovo – non solo sui cani, ma anche su me stesso e sul mio modo di stare nel mondo.
Foto: Alessandro IL DogSitter.
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