Oltre le stime: speranza per le tigri di Sumatra e gli elefanti di foresta
In anni recenti, gli scienziati che studiano alcune delle specie più iconiche e minacciate del pianeta hanno portato alla luce risultati che, pur non cancellando le preoccupazioni sul loro destino, forniscono un quadro più positivo rispetto alle stime precedenti. È il caso della tigre di Sumatra e dell’elefante africano di foresta, due grandi mammiferi che da decenni sono al centro di programmi di conservazione e monitoraggio.
di Chiara Soriano
Tigri di Sumatra: segnali di presenza maggiore nel loro habitat
La tigre di Sumatra (Panthera tigris sumatrae), sottospecie di tigre endemica dell’isola indonesiana di Sumatra, è considerata tra i grandi felini più rari al mondo. Secondo la Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) è in pericolo critico di estinzione, con stime che parlano di poche centinaia di individui rimasti in natura.
Tuttavia, nuovi studi basati su fototrappole e monitoraggi sul campo stanno mostrando che la presenza di tigri nelle foreste più remote dell’ecosistema di Leuser – una delle aree più vaste e ricche di biodiversità di Sumatra – potrebbe essere maggiore di quanto si pensasse in passato. Le fototrappole, ossia telecamere automatiche attivate dal movimento, stanno registrando più incontri con questi felini, segno di un numero più elevato di individui in zone inaccessibili e difficili da censire con tecniche tradizionali.
Questa evidenza positiva non significa che il pericolo sia superato: la perdita di habitat, il bracconaggio e la frammentazione forestale restano minacce concrete. Tuttavia, il fatto che le tigri vengano avvistate più spesso e in aree più ampie indica che alcune popolazioni potrebbero essere più stabili di quanto stimato in precedenza, forse grazie a sforzi di conservazione, alle riserve protette e ai programmi di riproduzione in cattività come quelli sostenuti da zoo e fondazioni internazionali.
Elefante africano di foresta: numeri rivisti, ma il rischio rimane
Per quanto riguarda l’elefante africano di foresta (Loxodonta cyclotis), le stime recenti hanno spostato la prospettiva sulla dimensione della popolazione totale. Basandosi sull’analisi di campioni di DNA raccolti da escrementi e su tecniche di rilevamento più accurate, i ricercatori hanno calcolato che in alcune aree dell’Africa centrale il numero di elefanti di foresta potrebbe essere di circa 135.690 individui, un valore di circa il 16% superiore alle stime del 2016.
È importante sottolineare che questo aumento non riflette necessariamente una crescita reale della popolazione, ma deriva piuttosto da una migliore precisione nei metodi di indagine, che hanno consentito di includere zone difficili da monitorare con le tecniche tradizionali. L’impiego del DNA prelevato dalle feci, ad esempio, permette di stimare con maggiore sicurezza quante aree siano effettivamente occupate dagli animali e quante siano solo occasionalmente frequentate.
Nonostante la nuova stima più alta, l’elefante africano di foresta rimane classificato come specie in pericolo critico di estinzione, minacciato da bracconaggio per l’avorio, perdita dell’habitat e frammentazione delle foreste tropicali su cui dipende.
La conservazione resta una priorità
Per entrambe le specie, i dati aggiornati offrono una lettura più precisa della situazione, ma non devono essere interpretati come segnali di “recupero spontaneo”. Piuttosto, riflettono progressi nelle tecniche di studio e monitoraggio e sottolineano l’importanza di continuare gli sforzi di conservazione.
Nel caso della tigre di Sumatra, i dati migliori aiutano a mappare dove concentrare le protezioni e come migliorare i corridoi forestali che connettono le popolazioni isolate. Nel caso dell’elefante di foresta africano, la maggiore chiarezza sulla distribuzione può contribuire a rafforzare piani anti‑bracconaggio e gestioni territoriali sostenibili.
In entrambi i casi, la tecnologia – dalle fototrappole agli studi genetici – sta facendo la differenza, permettendo di vedere ciò che prima sfuggiva all’occhio umano e di orientare in modo più efficace la protezione di questi giganti della natura in un mondo che cambia rapidamente.
Foto: Roger de la Harpe (Elefante africano delle foreste) – Wirestock Creators (Tigre di Sumatra)
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