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Horcynus Orca: l’epica dell’orcaferone celebra cinquant’anni di mito

La nuova edizione del capolavoro di Stefano D’Arrigo riporta al centro l’orca mitica come simbolo di potenza leggendaria e fascinazione marina.

di Chiara Soriano
Horcynus Orca

Un’edizione che omaggia il mito

Nel febbraio 2025, BUR – Rizzoli ha pubblicato una nuova edizione di Horcynus Orca, concepita per celebrare i cinquant’anni dalla prima pubblicazione del romanzo di Stefano D’Arrigo. Questa versione è impreziosita da fotografie e documenti inediti, uno scritto di Giorgio Vasta, l’introduzione storica di Walter Pedullà e la postfazione di Siriana Sgavicchia. Un’opportunità per riscoprire il romanzo-mondo in tutta la sua densità, e riaccostarsi all’orcaferone come figura centrale carica di fascino e terrore.

L’orcaferone: mostro marino e stiramento del mito

In Horcynus Orca, l’orcaferone – o Orcinus orca – emerge come la creatura più temuta dello Stretto, figura apocalittica che incarna la distruzione imminente. È il leviatano marino che rappresenta il punto estremo di lotta e metamorfosi tra i pescatori (i “pellisquadre”) e le “fere”, ovvero delfini sacri da proteggere o cacciare. La sua apparizione segna la fine della guerra e la necessità di confrontarsi con una natura assoluta, selvaggia, sottilmente iconoclasta.

Il viaggio di ‘Ndrja Cambrìa e il ritorno impossibile

L’epica di Horcynus Orca si snoda nell’arco di pochi giorni del 1943, ma invade lo spazio del mito. Il protagonista, ‘Ndrja Cambrìa, ex nocchiero della Marina, attraversa un paesaggio devastato dalla guerra in cerca del suo villaggio natale, Cariddi. Quella del ritorno diventa una odissea interiore: tra visioni, digressioni, figure mitiche e creature marine, la tensione culmina nella rivelazione dell’orcaferone, l’elemento che trasforma il mare in palcoscenico dell’apocalisse e della memoria.

Il fascino dell’orca: simbolismo e realtà

L’orcaferone richiama i grandi mostri marini della letteratura: il Leviatano biblico, Moby Dick, o il pesce epico dell’“uomo e il mare”. Ma in D’Arrigo diventa qualcosa di più: presenza archetipica, fantasma dell’azzurro, simbolo della nostra fragilità e della potenza incontaminata delle acque.

Ma cosa sappiamo davvero delle orche? Sebbene sia diffusa soprattutto in acque fredde, l’orca (Orcinus orca) è presente anche nel Mediterraneo, dove viene avvistata raramente, ma con crescente interesse da parte di biologi e appassionati. Un piccolo gruppo stanziale vive nello Stretto di Gibilterra, dove si nutre di tonni rossi, seguendone le migrazioni.

Le orche sono predatori apicali: intelligenti, sociali, capaci di comunicare con vocalizzi propri di ciascun gruppo. Il loro comportamento cooperativo nella caccia è stato studiato a fondo per la sua complessità. Alcuni esemplari sono stati avvistati negli ultimi anni anche vicino alle coste italiane – segno che questi “giganti neri e bianchi” restano ancora creature di frontiera, tra mistero, scienza e mito.

Quando la voce riprende forma

Con Horcynus Orca 50, l’orcaferone torna a nuotare nella mente dei lettori. Questa nuova edizione rende omaggio al capolavoro di D’Arrigo e al suo linguaggio unico – un’“iper-lingua” che fonde italiano, siciliano e neologismi – invitandoci a leggere la parola come un’onda che travolge e rigenera. La figura dell’orca rimane il simbolo più potente di un romanzo che, come il mare, continua a vivere e a inquietarci.

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