Nuova ricerca italiana: è colpa dell’uomo se i mammiferi scompaiono dalle foreste tropicali
Dopo aver analizzato oltre 550 mila immagini scattate da più di 2 mila fototrappole, un team di scienziati coordinati dall’Università di Firenze ha scoperto la causa della diminuzione dei mammiferi nelle foreste tropicali. Secondo i ricercatori, l’aumento della densità abitativa dell’essere umano determina un numero sempre minore di esemplari negli habitat circostanti alle città
di Lorenzo Sangermano
La presenza e il numero di mammiferi che abitano le foreste tropicali del pianeta è in drastico declino e a causarlo è soprattutto l’essere umano. A dimostrarlo è stato uno studio scientifico condotto dall’Università di Firenze e pubblicato sulla rivista sulla rivista PLoS Biology che ha analizzato oltre 550mila immagini catturate da fototrappole in 37 foreste di tre continenti.
La ricerca, coordinata dai professori Francesco Rovero e Ilaria Greco, ha coinvolto 43 scienziati di 51 istituzioni di ricerca in tutto il mondo. Lo sforzo congiunto ha permesso di raccogliere una mole di dati senza precedenti, che ha offerto uno sguardo approfondito sulla biodiversità delle foreste tropicali.
Gli scienziati del team hanno analizzato oltre 550 mila immagini di mammiferi catturate da più di 2 mila fototrappole, posizionate in 37 foreste tropicali di tre regioni geografiche: Neotropici, Afrotropici e Sud-Est Asiatico.
I ricercatori hanno esaminato il numero e la distribuzione delle comunità di mammiferi di 239 specie in relazione ai fattori di disturbo antropico nell’area circostante alle zone monitorate.

“Abbiamo utilizzato un modello statistico elaborato per valutare potenziali variazioni globali di quantità e distribuzione delle specie in relazione all’incremento della popolazione umana, alla vicinanza agli insediamenti, alla perdita di habitat forestale e alla frammentazione delle foreste entro un raggio di 50 chilometri dalle aree di studio”, ha spiegato Ilaria Greco a Unifi Magazine.
Secondo i risultati emersi dalla ricerca, l’aumento della densità umana rappresenta il principale fattore associato alla diminuzione del numero di specie. In altre parole, più persone vivono in prossimità delle foreste, meno mammiferi le abitano. “Questo conferma l’esistenza di un ‘filtro di estinzione antropogenico’”, ha affermato il professor Rovero, “dove la sovrappopolazione umana porta all’estinzione delle specie più sensibili”.
Per quanto riguarda le variazioni nella distribuzione delle specie, queste sono risultate dipendenti dalla copertura e frammentazione delle foreste. È stata infatti registrata una diminuzione della distribuzione delle popolazioni di mammiferi nelle aree maggiormente frammentate e caratterizzate da perdita di foresta.
I risultati hanno anche confermato come la salvaguardia dei mammiferi nelle foreste tropicali dipenda dalla mitigazione degli effetti dannosi causati dalla pressione antropica, in particolare attraverso strategie come la prevenzione di ulteriori perdite di foresta, la creazione di zone cuscinetto e il ripristino dell’habitat. “Metà della popolazione mondiale vivrà nelle regioni tropicali entro il 2050”, hanno avvertito i ricercatori. “È fondamentale trovare un equilibrio tra la conservazione della biodiversità e lo sviluppo socio-economico”.
Come sottolineano gli scienziati, l’incremento delle aree protette previsto dagli accordi internazionali potrebbe non essere sufficiente se non accompagnato da misure efficaci per mitigare gli effetti delle attività umane nel paesaggio circostante.
Per salvaguardare la sopravvivenza degli animali, soluzioni come il miglioramento degli standard di vita, maggiore istruzione, promozione di alternative alla legna da ardere per cucinare e uso condiviso delle terre diventeranno con il tempo sempre più determinanti.
Foto: https://www.unifimagazine.it – Francesco Rovero
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