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Negli abissi un calamaro gigante abbraccia le sue uova: il video della straordinaria scoperta

Durante una spedizione del 2015 un sottomarino a comando remoto ha registrato un calamaro gigante mentre trasportava le sue uova, un comportamento fino ad allora sconosciuto. Dopo quasi dieci anni di ricerche, un gruppo di scienziati ha scoperto che si tratterebbe di una specie di calamaro mai avvistata prima

di Lorenzo Sangermano
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Nel 2015 durante una spedizione subacquea nel Golfo di California un team di ricercatori del Monterey Bay Aquarium Research Institute (MBARI) ha fatto un incontro inaspettato. Gli scienziati hanno osservato un calamaro gigante che nuotava a 2.566 metri di profondità e teneva tra le braccia le sue uova, altrettanto imponenti. Questo comportamento, fino ad allora mai osservato, ha richiesto quasi dieci anni di analisi dei filmati registrati durante la spedizione e i suoi risultati sono stati recentemente pubblicati sulla rivista “Ecology”.

La scoperta è avvenuta grazie all’utilizzo di veicoli sottomarini a comando remoto (ROV), strumenti avanzati che permettono di esplorare gli abissi oceanici fin dove la luce solare non arriva, anche con condizioni estremamente ostili. Il calamaro gigante osservato, appartenente probabilmente alla famiglia dei Gonatidi, portava con sé una massa di circa 40 uova, ciascuna delle quali aveva un diametro medio di 11,2 millimetri, circa il doppio rispetto alle misure osservate in altri calamari.

Normalmente gli esemplari che vivono più vicini alla superficie producono grandi quantità di uova, che vengono poi avvolte in una massa di muco e abbandonate alla deriva nel mare o depositate sul fondale. Un comportamento che consente ai calamari di aumentare le probabilità di sopravvivenza di almeno una parte della prole. L’esemplare osservato nel Golfo di California adottava invece una strategia riproduttiva completamente diversa, cioè il portare con sé poche uova, ma molto grandi, fino al momento della schiusa.

La tecnica inedita potrebbe rappresentare una risposta alle condizioni particolari dell’habitat in cui l’animale vive. Nelle acque degli abissi oceanici, dove le condizioni sono più stabili e prevedibili rispetto agli strati superficiali, avere meno uova ma più grandi potrebbe essere vantaggioso. Infatti le larve di maggiori dimensioni hanno più probabilità di sopravvivere alle sfide delle profondità marine. Inoltre la cura materna osservata, cioè la protezione delle uova fino alla schiusa, rappresenta un notevole investimento energetico da parte della femmina, che non si nutre durante questo periodo e muore dopo la nascita dei cuccioli.

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Dopo una lunghissima e minuziosa analisi è emerso che questo tipo di calamaro appartiene probabilmente ad una specie non ancora descritta.

Dopo la scoperta ci sono voluti quasi dieci anni per analizzare tutti i filmati della spedizione. Un team di ricercatori del MBARI, del GEOMAR Helmholtz Centre for Ocean Research Kiel e dell’Università della Florida del Sud ha condotto una revisione dei video e ha esaminato esemplari di calamari simili raccolti durante spedizioni precedenti nel Golfo di California.

Dall’analisi è emerso che questo calamaro gigante potrebbe rappresentare una specie non ancora descritta della famiglia Gonatidae. Le uova di dimensioni eccezionali sono risultate essere le più grandi mai osservate per un calamaro e la ricerca ha anche sollevato domande sulla durata del loro sviluppo. Gli studiosi hanno ipotizzato che i nascituri di questa specie potrebbero richiedere da uno a quattro anni di incubazione, un periodo significativamente più lungo rispetto al ciclo di vita della maggior parte dei calamari tutt’ora conosciuti.

In apertura: Questo primo piano di un calamaro gigante è possibile grazie all’utilizzo di strumenti avanzati che permettono di esplorare gli abissi oceanici fin dove la luce solare non arriva.

Foto: https://www.mbari.org/

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