Svizzera, nessuno stop agli allevamenti intensivi 

Alessio Pagani | martedì 27 settembre, 2022

Bocciato il referendum popolare che chiedeva di inserire nella Costituzione la tutela della dignità del bestiame e il divieto di allevamenti intensivi. Per la maggioranza dell'elettorato, la legge attuale già garantisce un'adeguata protezione degli animali.

Nessun cambiamento per gli allevamenti svizzeri. Il referendum per migliorare il benessere di bovini, polli e suini non ha raggiunto il risultato sperato dalle associazioni animaliste che lo avevano proposto. La proposta è stata, infatti, respinta dal 62,9% dell’elettorato. È stata anche bocciata da quasi tutti i Cantoni, ad eccezione di Basilea Città che l’ha approvata. I promotori dell’iniziativa chiedevano al governo di stabilire regole più rigorose per il benessere degli animali, come l’accesso all’aria aperta, e per la loro macellazione: la tutela della dignità del bestiame e il divieto di allevamenti intensivi avrebbero dovuto essere inseriti nella Costituzione svizzera. Requisiti che i promotori avrebbero poi richiesto anche per gli animali e i prodotti di origine animale importati da altri Paesi. Il governo si era da subito detto contrario a questa proposta, affermando che tali modifiche avrebbero violato gli accordi commerciali e che avrebbero fatto aumentare i costi di investimento e i prezzi dei generi alimentari al consumo. «L’elettorato ha ritenuto che la protezione degli animali fosse già adeguatamente garantita», ha affermato domenica Martin Rufer, direttore dell’Unione svizzera dei contadini. Rufer, soddisfatto del risultato, ha ribadito che un’accettazione dell’iniziativa «avrebbe avuto conseguenze molto negative per gli agricoltori e la produzione alimentare in Svizzera».  

(Foto: IPA)

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