I mufloni del Giglio sono «unici e da proteggere»

Alessio Pagani | mercoledì 3 agosto, 2022

Le associazioni che si battono contro l’eradicazione di questi animali rendono noti gli esiti di uno studio scientifico: «popolazione preziosa».

«Altro che eradicazione, questi animali sono unici e da proteggere». Intervengono così, in una nota, dalle associazioni Vita da cani e Rete dei santuari degli animali liberi in Italia. Una presa di posizione legata a quanto appena pubblicato dalla rivista scientifica “Diversity”, ovvero uno studio sulla genetica del muflone dell’Isola del Giglio (Grosseto), oggetto di un piano per la sua eliminazione dall’isola poiché ritenuto non autoctono. Le analisi hanno invece rivelato l’unicità genetica di questo gruppo di animali. Da qui due richieste forti: «il blocco del progetto di eradicazione e le dimissioni del presidente del Parco dell’Arcipelago Toscano». «L’Ente Parco dell’Arcipelago Toscano ha invece deciso» prosegue la nota, «di eradicare gli animali tramite un oneroso progetto europeo, Life LetsGo Giglio, finanziato al costo di 1.6 milioni di euro». Lo studio, condotto da un gruppo di genetisti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, della Commissione per la sopravvivenza delle specie dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (Iucn Ssc), dell’Università di Sassari e dell’Università di Siena, in collaborazione con il Cabinet Vétérinaire Les Deux Iles Santa Maria Siché, suggerisce, però, che i mufloni del Giglio rappresentino gli ultimi esponenti di una preziosa popolazione ormai estinta altrove. Il professor Marco Masseti, zoologo e tra gli autori dello studio, sottolinea, infatti, «che l’unicità di questo nucleo di mufloni del Giglio rappresenta un’importantissima risorsa genetica, oramai persa altrove, e meriterebbe un’alta priorità di conservazione». «Questa analisi genetica dei mufloni non solo mina le basi scientifiche del progetto di eliminazione del muflone, ma mette in luce la superficialità con cui l’Ente Parco e le istituzioni europee gestiscono i fondi pubblici destinati alla salvaguardia della biodiversità», commenta Sara d’Angelo presidente dell’associazione Vita da Cani e coordinatrice della Rete dei santuari di animali liberi in Italia. «Quindi non solo il progetto deve essere bloccato, ma tutti gli esemplari già deportati devono essere riportati sull’Isola e tutelati come patrimonio genetico ancestrale e prezioso».  

(Foto: www.vitadacani.org)

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