Pikachu esiste davvero. Ecco il possum dorato
Il paragone tra l’animaletto australiano e la celebre creatura dell’universo Nintendo è davvero incredibile.
di Alessio Pagani
Pikachu esiste davvero. Non solo nell’universo parallelo del Pokemon, creato nel 1996 e distribuito in tutto il mondo da Nintendo in oltre 300 milioni di copie. Perché è sempre la natura a superare la fantasia. Così quando negli anni scorsi un piccolo esemplare di possum dorato – tecnicamente un tricosuro volpino dall’inusuale pelliccia giallognola – è stato ritrovato in una località boschiva poco distante da Melbourne in Australia, al dottor Stephen Reinisch è bastato pubblicare un suo scatto per innescare il paragone, con una fama cresciuta nei mesi fino a esplodere letteralmente. E da allora è diventato popolarissimo.
Perché anche se per “catturarlo” non è stata necessaria una Pokéball, la versione reale di Pikachu ha dell’incredibile. E questo marsupiale notturno dall’inusuale manto dorato, ora al sicuro in un santuario degli animali, è diventato il simbolo della Boronia Veterinary Clinic, una clinica veterinaria australiana, tanto da campeggiare ancora come mascotte sulle immagini dei loro profili social. Tutto questo proprio grazie alla sua straordinaria somiglianza col Pokemon Pikachu, protagonista assoluto della saga e compagno da sempre dell’umano Ash.


Lo speciale possum è stato ritrovato casualmente quando aveva appena 5 mesi. Solo e abbandonato in un bosco, troppo piccolo per sopravvivere, e probabilmente caduto dalle spalle della mamma mentre si arrampicava su un albero. Così i veterinari si sono presi cura di lui, aiutandolo a crescere fino alla completa autonomia. In base alle analisi a cui lo hanno sottoposto, hanno poi scoperto che questo animale ha una pelliccia dorata a causa di una mutazione che provoca un basso livello di melanina del pigmento.
Una peculiarità genetica meno rara di quanto si possa immaginare, dato che altri esemplari simili sono stati avvistati in diverse parti dell’Australia settentrionale e in Tasmania. Tuttavia questa caratteristica, in natura, lo rende più vulnerabile: meno mimetizzabile potrebbe essere un facile boccone per i suoi naturali predatori. Così si è deciso di liberalo, ma in una sorta di santuario per animali, vicino alla clinica. Dove non corre rischi.
Animale notturno, che si ciba prevalentemente di foglie, comprese quelle di eucalipto, ha una coda prensile e priva di pelo nella sua parte terminale. Presenta quattro variazioni cromatiche: grigio-argenteo, marrone, nero e, appunto, la più singolare color oro. «All’inizio era un po’ timido e logicamente spaventato per la situazione in cui si è trovato», concludono i veterinari, «ma ora si è adattato benissimo alla nuova vita». E alla fama che ormai lo circonda.
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