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Megalodonte, ci sono novità sullo squalo preistorico di 3,6 milioni di anni fa

Una nuova ricerca ha sfatato la sua mitica stazza, finora ritenuta simile a quella dello squalo bianco: la sua corporatura sarebbe stata gigantesca ma non tozza. E suggerisce una forma più allungata e “snella”, come quella dello squalo mako.

di Lorenzo Sangermano
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Estinto 3,6 milioni di anni fa e lungo quasi 16 metri, il Megalodonte è considerato probabilmente il più grande e potente predatore esistito. Per immaginarne l’aspetto, i ricercatori avevano finora paragonato il gigantesco squalo allo squalo bianco, dalla stazza molto grossa e pesante, ma un nuovo studio sembra mettere in dubbio la somiglianza tra le due specie. Pubblicata sulla rivista “Palaeontologia Electronica”, la ricerca è partita dall’osservazione di alcune vertebre di Megalodonte che ne suggeriscono una lunghezza maggiore di quella stimata in precedenza.

Gli scienziati, guidati dai paleobiologi Kenshu Shimada e Philip Sternes, hanno misurato e confrontato le ossa fossili del Megalodonte e le vertebre di squali odierni, notando differenze significative. Ad esempio una colonna vertebrale – incompleta – dello squalo preistorico misura 11 metri, più dei 9 metri calcolati col metodo usato finora.
Questo ha portato a supporre che il Megalodonte avesse un corpo più allungato e snello rispetto alla massiccia corporatura ipotizzata, simile a quella dello squalo bianco. Secondo i ricercatori, invece, le sue reali sembianze richiamavano maggiormente quelle dello squalo mako, predatore velocissimo e vorace, capace anche di compiere salti molto alti fuori dall’acqua.

E la ricerca fa nuova luce anche sul sistema digestivo dello squalo preistorico, più lungo e con una maggiore capacità di assorbimento dei nutrientii: il Megalodonte aveva dunque meno necessità di cibarsi ed effettuava una minore pressione predatoria di quella immaginata finora.

Denti fossili di megalodonte, presumibilmente autentici o visibilmente tarocchi, si trovano in vendita sul web.


Un’altra scoperta chiave è stata l’endotermia, ovvero la capacità del Megalodonte di mantenere una temperatura più elevata rispetto all’acqua circostante. Un’abilità ritrovata anche nello squalo elefante (il pesce più grande esistente, secondo solo alla balena), dotato di poca rapidità, che ha fatto sorgere il dubbio che il Megalodonte nuotasse lentamente. A confermarlo è stata l’analisi delle sue squame e del loro basso grado di consunzione. Insomma, l’aspetto del Megalodonte potrebbe essere stato questo: una corporatura enorme ma non tozza, piuttosto allungata, e una velocità di movimento abbastanza ridotta.

Il termine Megalodonte viene dal greco, significa “grande dente” e questa è probabilmente una delle poche certezze legate all’aspetto di questo animale. Un ritrovamento recente risale a dicembre 2022 ed è stato fatto da una bambina nello Stato del Maryland, Usa: un gigantesco dente fossilizzato che apparteneva a uno squalo preistorico. Gli studiosi hanno stabilito che è un dente autentico di uno squalo otodus megalodon, estinto almeno tre milioni di anni fa. “Autentico” perché, assurdo ma vero, su Internet si trovano in vendita numerosi denti di Megalodonte di tutti i prezzi, ma non di tutti si può certo dire lo stesso!
Gli studiosi avvertono che molte incognite sulla biologia del Megalodonte rimangono ancora da risolvere. La mancanza di scheletri completi continua a essere un ostacolo significativo, e Kenshu Shimada della DePaul University, co-autore del recente studio, sottolinea la necessità di nuove scoperte per consolidare la comprensione della forma corporea di questo affascinante predatore preistorico.

Tutte le foto: IPA

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