Chi comanda nel regno dei primati?
Uno studio dell’Università della Pennsylvania rivoluziona le idee sulla dominanza tra maschi e femmine nei primati.
di Marco Pastore
Nel nostro immaginario, il mondo dei primati è spesso dominato da maschi alfa, leader indiscussi che guidano il gruppo con forza e autorità. Ma la scienza ci racconta una storia ben diversa. Uno studio appena pubblicato su PNAS, firmato da un team guidato da Elise Huchard del CNRS (Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica francese) e dall’Università della Pennsylvania, ha analizzato a fondo i rapporti di dominanza tra maschi e femmine in 81 specie di primati. Il risultato è sorprendente: in molte società primate, le femmine non solo non sono subordinate, ma possono anche dominare.
La dominanza femminile: non un’eccezione, ma una strategia
Lo studio ha scoperto che in molte specie di primati le femmine non solo non sono subordinate, ma a volte dominano chiaramente i maschi. E questo non accade per caso. Le femmine possono conquistare una posizione dominante quando vivono in gruppi stabili, cooperano tra loro e formano legami forti. In questi casi, diventano vere alleanze strategiche, capaci di influenzare chi guida il gruppo e come vengono gestite le risorse, il territorio e perfino i conflitti.
I fattori che influenzano la gerarchia
Gli scienziati hanno scoperto che la dominanza femminile dipende da almeno tre fattori:
- Numero di femmine nel gruppo: più sono numerose, più è probabile che le femmine assumano un ruolo dominante.
- Stabilità del gruppo: in specie dove le femmine restano tutta la vita nello stesso gruppo, hanno più tempo per costruire alleanze durature.
- Investimento materno: nelle specie dove crescere un cucciolo richiede molta energia, le femmine possono acquisire più potere decisionale per proteggere se stesse e i piccoli.
Inoltre, i ricercatori hanno notato che in alcune specie la dominanza femminile non è legata alla forza fisica, ma alla capacità di cooperare e di esercitare influenza sociale.
Dai lemuri ai babbuini: un mondo variegato
Tra le specie osservate ci sono i lemuri del Madagascar, dove le femmine comandano con autorevolezza: decidono dove cercare cibo e gestiscono l’accesso alle risorse. Ma anche nei babbuini chacma, i ruoli possono variare in base all’ambiente e alle dinamiche sociali.
Questa diversità dimostra che non esiste un solo “modello” di dominanza nei primati. Piuttosto, il comportamento dominante è plasmato da una complessa rete di relazioni sociali, strategia riproduttiva e adattamento all’ambiente.
Una nuova prospettiva sull’evoluzione
Gli autori dello studio suggeriscono che queste dinamiche di potere abbiano avuto un impatto anche sull’evoluzione umana. Le donne, proprio come le femmine di altre specie, potrebbero aver avuto un ruolo più attivo e centrale nell’organizzazione sociale di quanto ipotizzato in passato.
L’analisi sfida l’idea di una gerarchia “naturale” maschile, spesso utilizzata per giustificare ruoli sociali anche tra gli esseri umani. Dimostra, invece, che la cooperazione, la solidarietà e la capacità di costruire relazioni sociali sono strumenti di leadership potenti quanto la forza.
Come scrivono gli autori, la dominanza non è scritta nel DNA, ma è il risultato di interazioni sociali, vincoli ecologici e strategie riproduttive.
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