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La parola agli animali: “La collina dei conigli”

Nel 1972 Richard Adams pubblica La collina dei conigli (Watership Down), un romanzo in cui gli animali non sono solo personaggi di contorno, ma il cuore pulsante di una storia che trascende i confini della semplice avventura per toccare temi universali come libertà, comunità, coraggio e sopravvivenza.

di Chiara Soriano
Copertina del libro a sinistra, citazione italiana a destra, sfondo blu, logo petme in basso.

Nel 1972 Richard Adams pubblica La collina dei conigli, un romanzo in cui gli animali non sono solo personaggi di contorno, ma il cuore pulsante di una storia che trascende i confini della semplice avventura per toccare temi universali come libertà, comunità, coraggio e sopravvivenza.

Conigli con un’anima e una cultura

La particolarità più evidente del romanzo è che i protagonisti sono conigli antropomorfizzati. Pur restando fedeli alla loro natura, parlano la loro lingua (il “lapino”), raccontano miti e leggono segni, come se appartenessero a una vera e propria civiltà. Il risultato è un mondo animale che si regge su dinamiche interne coerenti e ricche, più vicine a noi di quanto ci si aspetterebbe da semplici animali.

Il gruppo in fuga dalla distruzione della propria tana è l’esempio perfetto di come Adams utilizzi questi animali per esplorare problemi molto umani, quali la paura, la speranza, il senso del dovere, la leadership e la strategia.

Un’epopea animale tra mito e realtà

Quello che potrebbe sembrare un semplice racconto di animali in fuga diventa presto una grande saga epica. Ciascun animale ha un ruolo ben definito: Moscardo è il leader che guida con calma e saggezza, Quintilio ha le intuizioni che salvano il gruppo, Parruccone offre forza e protezione, mentre altri personaggi come Mirtillo o Dente di leone aggiungono intelligenza e spirito al gruppo.

Oltre alle figure realistiche, nella narrazione si inseriscono miti e folklore. Si pensi alla storia di El‑Ahrairah, eroe delle leggende dei conigli che incarna astuzia e resilienza. Questi racconti non sono semplici allegorie, ma pezzi di cultura interna alla comunità animale, utili ai personaggi per interpretare il mondo e le prove che affrontano.

Non sono solo i conigli a dare profondità al romanzo. Nel loro viaggio i protagonisti incontrano figure come Kehaar, un gabbiano ferito che diventa un fedele alleato e aiuta dall’alto con informazioni vitali. Tra i personaggi c’è anche un piccolo topo salvato da predatori, il che rafforza il tema della solidarietà tra specie diverse.

Questi incontri con altre specie non sono meri espedienti narrativi, servono a presentare una visione ecologica e sociale più ampia, in cui ogni animale (pur con la sua prospettiva e modi di vivere) contribuisce alla sopravvivenza e alla crescita del gruppo principale. La loro presenza amplia la comprensione del lettore sul valore della cooperazione e sulla complessità della vita naturale.

Una storia di animali e di umanità

L’uso di animali come protagonisti permette ad Adams di raccontare una trama avvincente e allo stesso tempo profonda. La fuga dalla distruzione, la costruzione di una nuova comunità e la difesa della libertà contro la tirannia di altre colonie animali rispecchiano dilemmi umani universali: la lotta per la sopravvivenza, il desiderio di libertà e il valore della leadership compassionevole.

Così, La collina dei conigli non resta solo una storia per ragazzi, ma diventa una parabola sul valore della solidarietà, sulla forza delle comunità e sulla dignità degli animali visti non come metafore unidimensionali, ma come esseri con una propria vita, cultura e intelligenza narrativa.

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