Estati sempre più calde mettono a rischio le specie animali e vegetali
Un rapporto di esperti dell’ONU e il WWF evidenziano l’urgenza di affrontare i cambiamenti climatici per salvaguardare la biodiversità.
di Silvia Stellacci
L’estate del 2022 ha scritto una pagina calda e inquietante nella storia climatica europea. I termometri hanno raggiunto livelli record, con temperature che hanno superato la media italiana dal 1800 di un incredibile +2,26 gradi centigradi. Un allarme che non può essere ignorato, poiché le conseguenze del cambiamento climatico si fanno sentire a livello globale, mettendo a rischio le preziose specie animali e vegetali che abitano il nostro pianeta.
Secondo il World Wide Fund for Nature (WWF), le attività umane e l’eccessivo utilizzo di combustibili fossili sono i principali responsabili di questo scenario allarmante. Il WWF identifica l’uomo come il colpevole numero uno, in quanto le emissioni di gas serra prodotte dalle nostre azioni stanno alterando gli equilibri naturali e minacciando la sopravvivenza delle specie che popolano gli ecosistemi.
Ad avvalorare queste preoccupazioni, The Synthesis Report del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) delle Nazioni Unite sottolinea la necessità di ridurre le emissioni di gas serra e adattarsi ai cambiamenti climatici causati dall’uomo. Il rapporto evidenzia le perdite e i danni che stiamo già subendo, mettendo in luce come le comunità più vulnerabili siano particolarmente colpite da questa crisi.
La biodiversità, prezioso tesoro del nostro pianeta, è in grave pericolo. Le specie animali e vegetali, che da secoli popolano gli habitat naturali, stanno lottando per sopravvivere di fronte a estati sempre più calde e sfavorevoli. Gli ecosistemi, che per milioni di anni hanno trovato un equilibrio, si stanno sgretolando sotto l’effetto di temperature estreme e di fenomeni meteorologici sempre più violenti.
Per l’Italia, però, c’è ancora una speranza. I fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) offrono l’opportunità di investire in aree protette, dando alle specie animali e vegetali una possibilità di sopravvivenza. Grazie al contributo dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e degli esperti del National Biodiversity Future Center, sarà possibile mappare la biodiversità italiana e individuare zone chiave in cui istituire nuove aree protette.
Le nuove tecnologie, come i satelliti e il DNA ambientale, insieme all’uso dell’eco-acustica e delle app, consentono di raccogliere dati essenziali per la conservazione della biodiversità. Inoltre, grazie all’impegno dei cittadini e dei volontari attraverso la Citizen Science, è possibile coinvolgere un numero sempre maggiore di persone nella raccolta di informazioni fondamentali per la protezione delle specie a rischio.
Tuttavia, è importante comprendere che l’adozione di misure di adattamento ai cambiamenti climatici non è sufficiente. È fondamentale agire sulle cause principali di questo scenario: le emissioni di gas serra. A tal proposito, il rapporto dell’IPCC dell’ONU sottolinea la necessità di una transizione verso uno “sviluppo resiliente al clima”, che integri l’adattamento con azioni volte a ridurre o evitare le emissioni inquinanti.
(Foto d’apertura: IPA)
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