Droni e termocamere: «Così ritrovo gli animali smarriti»
Marco Fanti è specializzato in questo tipo di interventi e con la sua azienda “La tribù di Babù”, che prende il nome dal suo cane, opera in tutta Italia. Con un solo obiettivo: riunire le creature smarrite alle loro famiglie.
di Alessio Pagani
Se la splendida Terranova di due anni Alaska è tornata a casa, il merito è suo. Perché questa grossa cagnolona, lo scorso marzo, dopo essersi allontanata dalla sua casa di Pergine, in provincia di Trento, era corsa dietro un groppo di caprioli. Finendo, però, per restare bloccata su uno sperone roccioso, a picco su una scarpata. C’erano stati giorni e giorni di ricerche, senza alcun esito. Fino a quando i proprietari avevano deciso di rivolgersi a Marco Fanti, 37 anni, bolognese. E la sua professione è proprio questa: ritrovare gli animali smarriti. Vent’anni di esperienza maturata tra vigili del fuoco e soccorso alpino, pilota professionale di droni ha deciso negli anni di riunire tutte le sue competenze in una professione speciale: il recupero di animali. E così ha fatto anche con Alaska, ritrovata proprio grazie alla termocamera del suo drone su quello sperone a picco sulla scarpata e poi verricellata al sicuro dallo stesso Fanti.
«Missione compiuta», racconta oggi a Petme. «E devo dire che in questo caso tutte le mie esperienze di soccorritore e di esperto di ambienti montani, anche impervi, sono servite. Riportare in sicurezza un cane di 62 chili non è stato facile. Ma, a missione compiuta, davvero soddisfacente».
A Marco Fanti, orgoglioso proprietario di quattro border collie – uno dei quali Tato, detto Babù, ha dato il nome all’azienda di ricerca e soccorso animali “La tribù di Babù” – non bisogna però chiedere la classifica dei salvataggi. Per lui ogni caso è importante. L’ultimo successo lo ha visto riportare a casa Piero, scomparso da Castello d’Argile, in provincia di Bologna. Il cagnolino, con un passato in canile, era spaventato. Ecco perché servivano tutte le cautele possibili. Ancora una volta i droni e le telecamere termiche hanno fatto la differenza. E il quattrozampe è stato individuato mentre si stava riposando, stanco della fuga, in un cantiere edile. Lì, grazie alle precise coordinate GPS rilevate, è stato ritrovato dai volontari del canile “Il Vagabondo” di Sasso Marconi.
Ancora una volta è stato determinante l’approccio professionale. Con il profiling dell’animale, essenziale per capirne abitudini e condizioni. Diverse ad esempio in base a razza e tipologia. «Un gatto si muove diversamente da un cane. E anche tra quattrozampe le differenze sono sostanziali: un carlino e un pastore belga, ad esempio, hanno caratteristi di mobilità totalmente diverse. E se poi parliamo di selvatici è ancora molto diverso». Poi si passa alla precisa analisi dei rilievi cartografici dell’area della scomparsa. Il tutto accompagnato dalla verifica delle segnalazioni. Ultimo, ma non ultimo, la verifica delle mappe aeronautiche, indispensabile per far alzare in volo i droni. Che con i loro occhi e le termocamere, rappresentano il supporto tecnico indispensabile per verificare o escludere la presenza in zona dell’obiettivo delle ricerche. Dopodiché, se avvicinarsi all’animale non è consigliato, soprattutto se è intimorito e questo potrebbe farlo allontanare ulteriormente, si ricorre a una serie di trappole domotiche, comandante a distanza e dotate ovviamente di telecamere. Da far scattare, in assoluta sicurezza, solo nel momento esatto in cui l’animale “ricercato” è all’interno.
Un approccio altamente professionale che Fanti ha mutuato direttamente dal suo passato di vigile del fuoco e membro del soccorso alpino deputato proprio alla ricerca di persone scomparse.
«Poi mi sono accorto», racconta, «che per gli animali non esisteva la stessa attenzione. Non c’era un approccio specifico, non c’erano le stesse risorse e gli stessi mezzi. Così ho deciso di lanciarmi in questo progetto». Una professione che ora lo assorbe integralmente. Grazie anche al passaparola delle sue imprese e al successo del suo profilo Facebook, che aggiorna costantemente con gli esiti delle ricerche che lo vedono impegnato. La gran parte delle quali hanno un obiettivo specifico: riportare gli animali domestici dalle loro famiglie. Ma non solo.

C’è anche un servizio particolare che Marco Fanti è chiamato a svolgere. Succede in primavera. Quando agricoltori o semplici proprietari di terreni lo chiamano prima di iniziare lo sfalcio dell’erba. È lì che spesso trovano rifugio i caprioli che per sfuggire ai predatori si acquattano proprio a livello del terreno e finiscono, così, per essere investiti e uccisi dai macchinari agricoli. Il volo dei droni di Fanti, però, riesce a individuarli. Così o gli animali vengono spostati in sicurezza, con l’accortezza di non lasciare su di loro l’odore umano, o addirittura le coordinate esatte della loro posizione vengono inviate ai GPS dei mezzi agricoli che così lì evitano.
(Foto d’apertura: Marco Fanti)
Copyright © 2026 – Tutti i diritti riservati

