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Quando un Comune prende a cuore i destini dei gatti randagi

Immagina una colonia felina che cresce silenziosa tra marciapiedi e cortili dimenticati. Poi pensa a un gesto semplice dal Comune: una convenzione, una cuccia, un ciclo di sterilizzazioni. Da quell’istante, tutto può cambiare. È quello che succede quando il pubblico e il volontariato si mettono insieme per aiutare i gatti liberi: storie che nascono spesso da attività locali, ma che diventano esempi da raccontare.

di Chiara Soriano
Comuni amici dei gatti

Il valore dell’impegno locale

I progetti regionali o comunali nascono spesso in risposta all’urgenza, ma trovano linfa nella partecipazione attiva di cittadini, associazioni e volontari. In tutta Italia si trovano comunità che hanno scelto l’azione concreta, partendo da pochi gatti o colonie. Non basta la buona volontà: serve una convenzione, un contributo o un progetto strutturato, dove i volontari e le associazioni locali affiancano il Comune.

Della legge del 1991 che affida ai Comuni la responsabilità dei gatti randagi, molte città hanno fatto tesoro: da Cherasco a Taggia, da Villasimius a Lecce, l’approccio è sempre lo stesso: censimento, sterilizzazione gratuita (offerta dall’ASL), cura, e reimmissione nelle colonie riconosciute o affidamento.

Cherasco: una rete di cura nata dal cuore di una comunità

A partire dall’estate 2022, il Comune di Cherasco ha stretto una convenzione ufficiale con il gruppo volontari L.I.D.A. “Mai Più invisibili” di Ceresole per affrontare il fenomeno del randagismo con serietà e visione.

Non si tratta di un micro-intervento, bensì di un progetto strutturato:

  • individuazione e censimento delle colonie feline libere sul territorio;
  • cura e sterilizzazione dei gatti con interventi veterinari mirati;
  • adozione dei mici attraverso una rete di stalli casalinghi, non strutture; neonati e adulti trovano cure, vaccinazioni e famiglie con supporto continuo;

I numeri raccontano un impegno tangibile: oltre 1.800 gatti gestiti, circa 240 sterilizzazioni di colonie selvatiche effettuate in pochi anni. Cherasco è un modello di efficacia e responsabilità condivisa, dove istituzioni e volontari collaborano con strategie chiare: censimento, cura, sterilizzazione, rete di stalli e adozioni.

Favignana: un’isola che ha scelto di salvare i suoi mici

Sull’isola di Favignana, tra le Isole Egadi, il randagismo felino è una realtà estesa: si stima ci siano tra 2.500 e 3.000 gatti randagi, con circa 250 felini stabili distribuiti in 15 colonie monitorate quotidianamente da volontarie dedicate.

Due gatti riposano su un grembo accanto a un cartello dell'Oasi Amici di Saie.
Due mici accolti dall’Oasi A-Mici di SAIE / Facebook: Oasi A-Mici di SAIE

L’azione locale trova un punto di svolta con:

  • la creazione dell’Oasi A‑Mici di SAIE, un rifugio costruito in comodato d’uso gratuito che offre spazi sicuri, zone riparate, servizi veterinari e adozioni strutturate. Nata nel 2023, è diventata il cuore operativo di SAIE sull’isola.
  • disposizioni precise contro episodi di avvelenamento e maltrattamenti: l’Oasi è dotata di recinzione (in via di miglioramento) e si pianifica un sistema di videosorveglianza per proteggere gli animali ospitati.

Inoltre, a Marettimo, frazione dipendente da Favignana, nel febbraio 2024 è partito un progetto sperimentale di sterilizzazione: l’Azienda Sanitaria Provinciale di Trapani ha allestito un ambulatorio temporaneo grazie alla concessione di locali da un privato tramite l’Ufficio SUAP;

L’impatto dall’alleanza tra istituzioni e cittadini

In entrambi i casi – Cherasco e Favignana – emerge un elemento chiave: l’alleanza tra istituzioni locali, volontari e cittadini. I risultati parlano in cifre e in storie: centinaia di gatti sterilizzati, curati, microchippati e adottati. Riduzione del rischio sanitario, maggiore convivenza civile, e soprattutto un segnale forte: anche realtà piccole o isolate possono prendersi cura dei loro “invisibili”.

La rete dei “Comuni amici dei gatti randagi” si estende oggi dal Piemonte alla Liguria, dalla Toscana alla Sardegna, passando per la Sicilia e la Puglia. Sono esempi diversi per contesto e dimensioni, ma accomunati da una scelta di civiltà: prendersi cura di chi non ha famiglia, ma vive per le strade, in mezzo a noi. Qui, il gatto è un bene comune, e il benessere felino diventa una questione collettiva, che unisce Comune, volontari e cittadini in una missione quotidiana.

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