Ecco perché Balto è stato così mitico
A quasi cento anni dalla sua impresa, ovvero dall’attraversamento dell’Alaska per consegnare una scorta di medicine antidifterite nella città di Nome, le analisi genetiche svelano le caratteristiche uniche di questo cane da slitta.
di Alessio Pagani
La sua impresa lo ha reso immortale. Tutti, o quasi, hanno perlomeno sentito parlare di Balto, eroico cane da slitta protagonista di una missione fondamentale: la consegna a Nome, in Alaska, dell’antitossina difterica di cui c’era disperato bisogno nel 1925. A lui è stata anche dedicata una statua a Central Park, il polmone verde di New York e si sprecano gli omaggi letterari e cinematografici. Ora, però, a quasi 100 anni dopo la storica corsa tra i ghiacci sono le analisi del DNA ha svelare parte del suo segreto. E smentire le voci che da allora si ricorrono circa la sua natura: non un vero cane, ma un incrocio con un lupo. Niente di più falso.
Balto che è morto nel 1933, e da allora riposa, perfettamente imbalsamato, nel Cleveland Museum of Natural History è stato infatti al centro di uno studio speciale. Gli scienziati del team dello Zoonomia Project (un progetto internazionale di sequenziamento del genoma di 240 specie di mammiferi) si è recato proprio al polo museale per procurarsi un piccolo campione organico di cane. Reperti che sono stati poi usati per ricostruire il suo genoma e i cui risultati dell’analisi sono stati pubblicati sulla rivista Science.
Quello che è emerso è dunque un punto fermo nella vicenda: intanto Balto era indiscutibilmente un cane. Più resistente e forte di quelli odierni, ma un cane. E non nemmeno un husky siberiano di razza pura, come sosteneva chi l’aveva allevato: il suo DNA ha rilevato, infatti, tracce dei cani da slitta dell’Alaska e della Groenlandia, e anche un po’ di mastino tibetano.

Proprio questa varietà, secondo gli autori dello studio, è stata la chiave della sua impresa: come se avesse dentro di sé il meglio del materiale genetico necessario a quella missione. La sua natura, infatti, lo aiutò a sopravvivere nel clima estremo dell’Alaska: era più piccolo dei moderni husky siberiani, aveva un pelo a doppio strato che lo isolava con efficacia, la pelle più spessa e la capacità di digerire l’amido, che è, invece, decisamente carente nei lupi.
A onor del vero, poi, Balto è stato in realtà solo uno dei 150 cani da slitta che partirono da Anchorage in direzione Nome. In totale, il siero viaggiò per oltre 1.000 km, che le diverse mute percorsero in sei giorni, dal 27 gennaio al 1 febbraio 1925, in condizioni ambientali tremende. Fino a quando Balto si ritrovò alla guida della muta che percorse l’ultimo e più complicato tratto di strada. Guadagnandosi gli onori e la gloria che durano ancora oggi.
(Foto d’apertura: IPA)
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