Cani e riabilitazione: un progetto dell’Ospedale di Verona
Quando si parla di riabilitazione pediatrica, il sorriso e la motivazione del bambino sono spesso tanto importanti quanto la tecnica terapeutica. A Verona, all’Ospedale della Donna e del Bambino, si sta sperimentando un approccio innovativo che unisce fisioterapia motorio‑funzionale e interventi assistiti con animali (IAA): un progetto pilota che utilizza cani addestrati per aiutare bambini dai 2 ai 10 anni a recuperare forza, coordinazione e funzionalità negli arti superiori.
di Marco Pastore
Quando si parla di riabilitazione pediatrica, il sorriso e la motivazione del bambino sono spesso tanto importanti quanto la tecnica terapeutica. A Verona, all’Ospedale della Donna e del Bambino, si sta sperimentando un approccio innovativo che unisce fisioterapia motorio‑funzionale e interventi assistiti con animali (IAA): un progetto pilota che utilizza cani addestrati per aiutare bambini dai 2 ai 10 anni a recuperare forza, coordinazione e funzionalità negli arti superiori.
Quando la terapia diventa gioco
Il progetto, partito ufficialmente a gennaio 2026 e coordinato dalla Pediatria C dell’AOUI di Verona, ha come obiettivo principale quello di rendere più efficace e sostenibile per i bambini il percorso di riabilitazione dopo traumi, interventi chirurgici o condizioni congenite e infiammatorie che compromettono l’uso di mano, polso e braccio.
La difficoltà nell’eseguire ripetizioni faticose o noiose tipiche della fisioterapia classica è un ostacolo ben noto ai terapisti pediatrici: soprattutto nei più piccoli, la scarsa concentrazione o la frustrazione possono compromettere l’aderenza alle sedute. Per contrastare questo problema, il progetto introduce cani addestrati che accompagnano i bambini nelle attività terapeutiche, trasformando gli esercizi in una specie di gioco.
Semplici gesti come spazzolare il mantello dell’animale, portarlo al guinzaglio con la mano interessata, spezzare e nascondere croccantini diventano, in realtà, esercizi mirati di presa, forza, controllo e coordinazione, svolti con spontanea motivazione da parte dei piccoli pazienti.
Un approccio multidisciplinare e scientifico
Il progetto pilota non è solo terapeutico, ma anche scientifico: i bambini sono divisi in due gruppi, uno che svolge gli esercizi con il sostegno del cane e uno che segue la fisioterapia tradizionale senza animale. In entrambi i casi vengono impostati obiettivi standardizzati come il recupero della forza di presa e della mobilità e il progresso viene valutato con tabelle di misurazione specifiche. Al termine del ciclo di sedute, si confronteranno i risultati dei due gruppi non solo dal punto di vista fisico, ma anche in termini di benessere emotivo e coinvolgimento.
Il progetto è sostenuto da un’équipe multidisciplinare che include pediatri, fisiatri, chirurghi della mano, specialisti in neuroriabilitazione e veterinari esperti in Interventi Assistiti con Animali, così da garantire sicurezza, igiene e benessere sia dei bambini che degli animali coinvolti.
Un sostegno concreto alle famiglie e alla scienza
Secondo i professionisti coinvolti, l’impiego dei cani potrebbe abbattere la barriera emotiva tra il piccolo paziente e il terapista, favorendo fiducia, collaborazione e una partecipazione attiva. La dottoressa Sara Pieropan, medico formato per gli IAA, sottolinea come l’animale renda la terapia meno stressante aiutando anche i bambini sotto i 5‑6 anni a mantenere l’attenzione e la motivazione.
I risultati raccolti in questo progetto pilota potranno contribuire a comprendere meglio l’efficacia delle terapie assistite con animali anche in pediatria, aprendo la strada a future applicazioni in ambito riabilitativo e scientifico.
Questa iniziativa rappresenta un esempio concreto di come il rapporto uomo‑animale possa essere integrato in percorsi terapeutici con un approccio olistico: non solo recupero fisico, ma anche supporto emotivo e motivazionale. A Verona la fisioterapia racconta una visione della cura che coniuga innovazione, ricerca e benessere.
Foto: Yavdat/ Shutterstock
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