Torna la Giornata della Terra ma il tempo sta per scadere

Alessio Pagani | venerdì 22 aprile, 2022

Il momento delle soluzioni non può tardare ulteriormente perché la crisi climatica è sempre più irreversibile. Questi i messaggi dell’Earth Day, voluto da Kennedy 52 anni or sono.

Si celebra oggi, in tutto il mondo, la Giornata della Terra, l’Earth Day. Iniziativa che da 52 anni mobilita milioni di persone di ogni continente per la tutela del Pianeta. «Invest in our Planet», letteralmente «Investire sul nostro Pianeta», è il tema del 2022 per un appuntamento che si concentra sull’accelerazione delle soluzioni per combattere il cambiamento climatico e «per attivare tutti, governi, cittadini e imprese, a fare la propria parte». La più grande manifestazione ambientale della Terra si deve all’intuizione del senatore statunitense Gaylord Nelson e al presidente John Fitzgerald Kennedy e cade sempre un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera, il 22 aprile. Tutto iniziò nel 1969 a seguito del disastro causato dalla fuoriuscita di petrolio dal pozzo della Union Oil al largo di Santa Barbara, in California. Proprio per evitare il ripersi di simili tragedie ambientali, il senatore Nelson decise fosse giunto il momento di portare le questioni ambientali all’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo politico e così l’anno successivo concretizzò l’idea. «Tutte le persone, a prescindere dall’etnia, dal sesso, dal proprio reddito o provenienza geografica, hanno il diritto a un ambiente sano, equilibrato e sostenibile», le sue parole da allora troppo spesso ignorate. Ecco perché l’evento mantiene intatto il suo valore educativo e informativo. Vista la necessità, ormai indifferibile, di far fronte al riscaldamento globale che affligge la biosfera. L’inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono e l’esaurimento delle risorse non rinnovabili aspettano ancora una soluzione. Prima che sia troppo tardi. Per noi e gli altri abitanti del Pianeta.

Cambiamenti climatici, deforestazione, commercio e contrabbando di specie rare, pratiche agricole non sostenibili, inquinamento e utilizzo indiscriminato di pesticidi, caccia e consumo dissennato delle risorse sono solo alcuni dei modi in cui l’uomo contribuisce direttamente alla riduzione di animali e piante selvatici. Per flora e fauna, infatti, il bollettino della crisi è pesantissimo. Mammiferi, uccelli, insetti e habitat naturali stanno scomparendo. Divorati dal riscaldamento globale e dell’antropizzazione. «Un milione di specie sono a rischio estinzione, stiamo bruciando la ricchezza della vita sul nostro pianeta» e «a causa di incendi e deforestazione parte della foresta amazzonica emette più Co2 di quanta ne riesca ad assorbire», ricorda il Wwf. E il tempo per intervenire, concordano gli esperti, «è praticamente scaduto».

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