Simba, dall’Ucraina a Roma per riabbracciare la sua famiglia  

Alessio Pagani | martedì 19 aprile, 2022

Questo micione rossiccio era rimasto a Leopoli dopo la fuga dei suoi proprietari ma grazie all’Enpa ha raggiunto l’Italia. Rocchi: «Ogni singola vita, umana o animale, merita protezione e soccorso».   

Simba è un gatto rossiccio che ha sempre vissuto con la sua famiglia, Svetlana e Enzo. Lei ucraina, lui italiano, vivono in Italia con la figlia. Quando scoppia la guerra, però, si trovano a Leopoli, a casa di alcuni parenti. La fuga è rocambolesca: in macchina si stringono in sei con nonna, figlia, tre nipoti piccoli al seguito e anche un cane. Simba, che non ha mai amato viaggiare in macchina e che del trasportino non ne vuole proprio sapere, non vuole partire. Svetlana decide così di affidarlo al suo vicino di casa, intenzionato a restare, e che si è offerto di prendersi cura di lui finché non fossero riusciti a organizzarsi. Svetlana ed Enzo, però, non possono ancora immaginare l’entità del conflitto che sta interessando il loro Paese. Quando comprendono l’evoluzione della guerra, iniziano a temere per il gatto e si attivano per chiedere aiuto. Svetlana ha un rapporto simbiotico con Simba, che l’ha aiutata più volte ad affrontare i momenti difficili della sua vita. L’appello arriva quindi all’Enpa, l’Ente nazionale protezione animali che in Ucraina ha contatti con diverse associazioni sul posto per organizzare il trasporto di aiuti, a oggi oltre 149 tonnellate tra cibo per animali e generi di prima necessità per le persone.  

Si mette così in moto la macchina della solidarietà. «Abbiamo contattato la Peta», spiega Carla Rocchi, presidente nazionale Enpa,  «con la quale collaboriamo e i loro volontari hanno recuperato Simba e lo hanno portato in Polonia. Restava da coprire il tragitto fino in Italia. Alcune persone di Roma ci hanno scritto offrendo la disponibilità ad affrontare il viaggio e anche l’ultima tappa del viaggio che ha riportato Simba a Svetlana è stata coperta con successo». Immensa la gioia all’arrivo del gattone. «Per me lui è un figlio», conferma la padrona, «e mi mancava tantissimo. Mi è stato vicino in momenti molto complessi e mi ha dato la forza di affrontare sfide difficilissime della mia vita. Poterlo accarezzare di nuovo è un’emozione enorme». Un’altra missione di solidarietà compiuta con successo da Enpa. «Qualcuno ci ha chiesto», ha concluso Carla Rocchi, «se tutto questo tempo e lavoro valesse la pena per un gatto. Ma noi lo abbiamo detto forte e chiaro dal principio: per tutti coloro, umani e animali, che stanno soffrendo in Ucraina, Enpa c’è e vuole esserci, che sia un solo gatto che deve riabbracciare la famiglia o i 43 cani e 7 gatti che abbiamo portato in Italia, oltre a quelli di cui ci prendiamo cura quotidianamente. Ogni singola vita, umana o animale, merita protezione e soccorso».   

(Foto: Enpa)

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