Scoperta sulle Dolomiti una nuova specie di farfalla

Alessio Pagani | lunedì 24 ottobre, 2022

È stata battezzata Megacraspedus laseni, in onore del professor Cesare Lasen, primo presidente del Parco nazionale Dolomiti Bellunesi

Candida come la neve, delicata come le montagne che l’hanno custodita in segreto fino ad ora. Nella “Busa delle vette”, zona del Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi, si nascondeva infatti una farfalla dalle ali bianche sconosciuta alla scienza. È stata battezzata Megacraspedus laseni la scoperta fatta dall’entomologo Giovanni Timossi, che ha recentemente scovato una nuova specie di lepidottero il cui nome onora il professor Cesare Lasen, primo presidente del parco.

Il luogo, in una grande conca d’alta quota, scavata dall’azione di antichi ghiacciai e oggi occupata da pascoli e ghiaioni, è caratterizzato da una ricchezza floristica unica al mondo. Basti pensare che qui sono state raccolte per la prima volta ben tre specie di piante poi risultate nuove per la scienza: Minuartia graminifolia, Rhizobotrya alpina e Alchemilla lasenii. Ribattezzato “Busa delle meraviglie” dall’alpinista Severino Casara, questo angolo di montagna non cessa di stupire e di offrire nuove sorprese ai ricercatori. Sorprese come questa nuova farfalla, i cui primi avvistamenti risalgono al 2016. Poi, durante alcuni monitoraggi proseguiti fino al 2018 per conto del Parco, Giovanni Timossi ha raccolto due esemplari che in seguito sono risultati essere, a un esame approfondito condotto sia sulle caratteristiche morfologiche sia attraverso analisi genetiche, appartenenti a una specie sconosciuta.  

Di questo piccolo insetto notturno che ha un’apertura alare di poco superiore a 1 centimetro sono stati raccolti solo due esemplari, entrambi maschi, caratterizzati da ali bianche con lunghe frange lungo il margine. Le altre specie conosciute del genere Megacraspedus sono indicate da ali di dimensioni ridotte nelle femmine (tecnicamente si dicono brachittere), che le rendono incapaci di volare; le larve di questi insetti si nutrono delle radici o delle parti basali degli steli di diverse piante erbacee. Ora si lavorerà per dare seguito alla scoperta, comunque notevole sia sotto il profilo scientifico, sia sotto quello ambientale.   

(Foto d’apertura: G. Timossi, https://www.dolomitipark.it)

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