Scoperta l’arma segreta delle zanzare

Alessio Pagani | venerdì 29 luglio, 2022

Su “Current Biology”, uno studio italiano svela come questi insetti penetrano la pelle per arrivare ai vasi sanguigni. Si aprono interessanti prospettive per eliminare le loro punture.

Il tormento estivo delle punture di zanzare potrebbe ridursi presto. Questo è l’auspicio che arriva dai risultati ottenuti nei laboratori dei ricercatori Paolo Gabrieli dell’Università di Milano e Federico Forneris dell’Università di Pavia. Si è scoperto infatti il meccanismo che consente alle zanzare di irrigidire il labbro – ossia quello che per semplificare potremmo definire il loro “pungiglione” – così da poter succhiare il sangue delle loro “vittime”. Lo studio, pubblicato su “Current Biology”, ha permesso di svelare un segreto contenuto nella saliva delle zanzare. «L’indagine è partita proprio da qua. Tra le varie sostanze presenti, abbiamo individuato la proteina che porta alla modificazione del labbro, ossia la punta estrema della proboscide, della zanzara permettendo a questa di ‘irrigidirsi’ e attraversare l’epidermide. Abbiamo chiamato questa proteina LIPS, che sta per labrum-interacting protein of the saliva», dichiara Paolo Gabrieli del laboratorio di Entomologia e Parassitologia dell’ateneo milanese. Dopodiché si è lavorato per identificare il recettore responsabile. «Questa è stata una scoperta essenziale per sviluppare strategie efficaci per interferire con questo meccanismo e quindi ridurre o impedire alle zanzare di pungerci», aggiunge Federico Forneris, a capo del laboratorio Armenise-Harvard presso l’ateneo di Pavia. «Abbiamo dimostrato il funzionamento di questo meccanismo “spegnendo” il gene che produce LIPS, ottenendo zanzare non più in grado di pungere l’uomo». La ricerca poi è proseguita ulteriormente fino a determinare la struttura della proteina, scoprendone un’organizzazione mai osservata in precedenza che potrebbe essere il cavallo di Troia per sviluppare sostanze da utilizzare come futuri deterrenti contro le zanzare. Prime firme e principali artefici del lavoro sperimentale sono state due dottorande di ricerca del laboratorio Armenise-Harvard di Pavia: Irene Arnoldi e Giulia Mancini. «La ricerca di base ha dimostrato di essere al servizio di esigenze immediate della comunità», concludono Forneris e Gabrieli. «Con questa scoperta, è immaginabile un prossimo futuro in cui contrasteremo un fastidioso fenomeno estivo (per l’Italia) e le malattie trasmesse dalle zanzare come la dengue o la febbre del Nilo (endemiche in molti Paesi del Pianeta) con strumenti più efficaci di quelli ora a disposizione».

(Foto: IPA)

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