Salviamo i ricci: in Italia stanno sparendo

Alessio Pagani | venerdì 28 ottobre, 2022

A lanciare l’allarme è Massimo Vacchetta, veterinario che dirige il Centro recupero “La Ninna”. Autore di bestseller tradotti in 14 lingue come “25 grammi di felicità”, dedicato proprio a questi deliziosi animali, spiega come possiamo aiutarli. E, nel caso, soccorrerli.

L’Italia non è un Paese per ricci. Ne muoiono sempre di più per colpa dell’uomo, al punto che presto potremmo vederli scomparire. «I ricci rischiano l’estinzione in meno di 20 anni a causa del cambiamento climatico, delle nostre auto e dell’uso di prodotti chimici nei nostri orti e giardini. Non c’è tempo da perdere». A parlare è Massimo Vacchetta, veterinario che dirige il Centro Recupero Ricci “La Ninna” a Novello, in provincia di Cuneo. Un vero e proprio pronto soccorso che, il più delle volte, è la sola possibilità di salvezza per questi piccoli animali. 

Oggi ospita circa 200 ricci, alcuni resi disabili dall’attività dell’uomo – perché investiti dalle auto o feriti dai tosaerba – altri recuperati in condizioni difficili a causa delle conseguenze del cambiamento climatico che li portano a morire di fame, dato che si cibano di insetti.

Autore di bestseller tradotti in 14 lingue come “25 grammi di felicità”, dedicato proprio a questi deliziosi animali, Vacchetta ci spiega la portata del dramma ecologico. «Arriviamo da mesi di mortalità elevatissima: in tutta Europa migliaia di ricci adulti non sono sopravvissuti all’inverno precedente perché non sono stati in grado di acquisire un peso sufficiente per affrontare il letargo o si sono risvegliati precocemente per le elevate temperature dei primi mesi dell’anno». E la situazione non sembra migliorare nemmeno questo autunno. «Abbiamo registrato un incremento preoccupante dei ricoveri di piccoli ricci in difficoltà, molto debilitati o orfani. Sono cucciolate tardive, ma questi esserini non hanno tempo per raggiungere dimensioni tali da superare l’inverno».

Non trovano da bere, faticano a trovare da mangiare e spesso quando ci riescono pagano le conseguenze degli insetticidi agricoli. «Ecco quanto è grave la situazione». Per far fronte a questa emergenza, il Centro Ricci crescerà ancora: diventerà il primo ospedale e centro di ricerca in Italia totalmente dedicato a questa specie. Per questo è stata avviata una raccolta fondi. Così si possono aiutare i ricci, sostenendo questa iniziativa, ma anche agendo nel quotidiano.

«Ognuno di noi può mettere in atto alcune buone pratiche», conferma Vacchetta. «Possiamo aprire i nostri giardini ai ricci, con piccoli passaggi nelle recinzioni. Costruiamo casette per loro e lasciamoci dentro cibo per gatti e acqua: questo per i ricci potrebbe significare la salvezza. Preferiamo piante e erba alta qualche centimetro, senza tagliarla troppo corta: i ricci sono predatori di tutti gli insetti infestanti e grazie a loro anche il nostro verde starà meglio». E poi «teniamoci pronti al soccorso: il riccio è un animale notturno e se lo vediamo vagare di giorno è sempre da recuperare e soccorrere perché certamente non sta bene. Se ne avvistate uno ferito a bordo strada, è da portare subito in un centro di recupero».   

(Foto d’apertura: Centro recupero ricci La Ninna)

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