Salvati 43 mufloni all’Isola del Giglio  

Alessio Pagani | mercoledì 5 ottobre, 2022

Lo annunciano WWF e LAV. A rischio però restano gli animali che vivono fuori dal perimetro delle zone protette: sono 37 e possono essere cacciati tra le proteste degli animalisti.

Sono 43, ad oggi, i mufloni messi in sicurezza grazie alla collaborazione tra l’Ente Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, la LAV e il WWF Italia. Lo annunciano ufficialmente le due associazioni. È questo, infatti, il risultato della cooperazione sottoscritta nel novembre scorso tra le parti che ha consentito di raggiungere sia gli obiettivi di gestione del Parco per la biodiversità dell’Isola, sia la vita dei mufloni oggetto del prelievo e del trasferimento in aree sicure. WWF Italia e LAV, aggiunge la nota, «si stanno inoltre attivando per chiedere l’ampliamento del Parco nazionale al restante territorio dell’Isola, per evitare il paradosso che mentre nel parco sono stati sospesi gli abbattimenti dei mufloni, quelli che vivono fuori dal perimetro dell’area protetta possono essere abbattuti dai cacciatori».

Prosegue così, tra le polemiche, la difficile storia dei questi ungulati del Giglio. Originariamente il progetto del Parco, approvato e finanziato in parte dalla Commissione Europea, prevedeva la rimozione della popolazione di mufloni dall’Isola, anche attraverso l’abbattimento degli animali. Le forti proteste di cittadini e associazioni, però, hanno contribuito alla revisione di questa strategia: un processo culminato nella decisione di catturare e traferire gli animali lontano dal Giglio, ma in luoghi protetti. E dunque 43 mufloni sono stati portati al Centro Recupero Animali Selvatici di Semproniano (GR), nelle aree del Reparto dei Carabinieri Forestali della Marsiliana (GR), all’Oasi Dynamo di San Marcello Piteglio (PT) e in altre aree adeguate sulla terraferma.

Ora però a rischio sono gli animali che vivono all’esterno dell’area protetta: 37 esemplari la cui caccia è stata autorizzata dalla Regione Toscana. Una scelta attuata nonostante un recente studio sulla genetica di questi animali abbia evidenziato «la loro peculiarità e l’assoluta necessità di una loro conservazione».   

(Foto: @toscana.chianti.ambiente.news)

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