Salty e Roselle, i labrador guida delle Torri Gemelle

Alessio Pagani | domenica 11 settembre, 2022

Erano preparati per essere gli occhi dei loro compagni di vita. Per tenerli al riparo dai pericoli e guidarli in sicurezza. Ma non esiste addestramento in grado di tenere conto di due aerei che si schiantano intenzionalmente contro due grattacieli. Eppure i due labrador hanno mantenuto fede alla loro missione.

Sono passati 21 anni dalla mattina dell’11 settembre 2001 e dai gesti eroici di due cani straordinari. Due labrador guida, specializzati nell’assistenza alle persone cieche, che erano accanto ai loro proprietari nel World Trade Center durante gli attacchi terroristici. Se conosciamo la loro storia è solo perché non si sono tirati indietro. Un ricordo indelebile per i loro familiari, impresso nella Dickin Medal, la massima onorificenza militare conferita agli animali. Raccontiamo qui le loro storie.

Se ci pensiamo, sono tantissimi i fatti che possono capitare a una persona in vent’anni. E tutto quello che è successo a Omar Rivera da quel maledetto giorno in poi, tutto quello che ha potuto vivere, è merito di Salty. Perché è stato lui a portare Omar al sicuro dal 71esimo piano della torre nord, dove lavorava nella sede dell’Autorità portuale di New York, giù fino all’uscita dell’edificio. «E se non fosse stato per Salty lì sarei rimasto», non si stanca di ripetere Omar, oggi sessantenne. «Grazie a lui ho potuto gioire per la mia famiglia e per le mie figlie diventate mamme. Mi ha insegnato che la vita è un dono».

Omar si meraviglia ancora di ciò che Salty riuscì a fare per lui. Aveva appena dato il comando “stampa” sul suo computer quando, alle 8.45, sentì un fortissimo rumore sibilante provenire da ventidue piani sopra di loro. Era il volo 11 dell’American Airlines che si schiantava contro la torre nord. Un impatto tremendo. Salty cominciò a correre avanti e indietro lungo il corridoio vicino alla scrivania. «Lo ha fatto cinque o sei volte. Cercava di scoprire cosa fosse successo per trovare una soluzione. Poi mi si è seduto accanto come per dirmi: “È urgente, dobbiamo agire subito”». Omar però, più di tutti gli altri impiegati, faticava a capire cosa fosse capitato. C’erano rumori sempre più confusi, panico, ma lui aveva il suo cane accanto. Così istintivamente cercò l’imbragatura di Salty riuscì a infilargliela. Questo chiedeva il cane, questo stava aspettando. Insieme iniziarono la loro fuga lungo la rampa di scale più vicina. La tromba però si era già riempita di fumo e si respirava a fatica in un caldo innaturale. Così Omar, pensando fosse troppo per il suo cane, allentò l’imbragatura in modo che Salty potesse scendere da solo e salvarsi. «Ma lui si è rifiutato di abbandonarmi». E l’uomo, allora, si è affidato completamente a lui che, rampa dopo rampa, lo portò fino in strada. Poi il più lontano possibile dalla torre che stava collassando. Come una freccia Salty gli aprì un sentiero. Insieme sono sopravvissuti e insieme hanno continuato a vivere fino a marzo del 2008, quando Salty si è spento all’età di 12 anni.

Anche Roselle era un labrador guida. Lei, l’11 settembre, aveva 3 anni e si trovava al livello numero 78, insieme con il suo “papà” Michael Hingson. Dormiva ai suoi piedi fino a quando il boato la risvegliò di colpo. Fu lei a guidarlo, insieme con altre trenta persone che accodarono alla coppia, per i 1.463 gradini della scala B. Fumo, confusione e grida non la distrassero un secondo. Ebbe solo un momento di esitazione: davanti ai pompieri che correvano verso l’alto,  in direzione opposta alla sua, perché cercavano feriti da soccorrere. Poi Roselle riprese la discesa. Ci volle oltre un’ora per abbandonare l’edificio e fecero appena in tempo ad arrivare in strada che l’altra torre crollò. Mentre tutti fuggivano in preda al panico, la cagnolona pensò solo a proteggere Michael accompagnandolo fino all’ingresso di una stazione della metropolitana. Salvandolo. Roselle è morta il 26 giugno 2011, a quasi dieci anni di distanza dalla sua azione più eroica. Giorno in cui questi due cani, insieme con tutti gli altri quattro zampe protagonisti delle missioni di ricerca e soccorso, hanno dimostrato che non esiste terrore che possa vincere su fedeltà e amore.

(Foto d’apertura: @ahistoryofdogs)

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