WWF: fermate la cattura dei baby pesci spada

Alessio Pagani | lunedì 22 agosto, 2022

Secondo l’organizzazione animalista «cambiare il periodo di chiusura delle attività di pesca aiuterebbe a evitare le catture indesiderate di individui giovani e ad accelerare il pieno recupero dello stock».

Basta giovani esemplari di pesce spada pescati e venduti. Sono loro, infatti, la chiave di volta per il futuro di questa specie sempre più minacciata dallo sfruttamento ittico a scopo alimentare. Eppure un quarto di tutto il pescato nel Mediterraneo è costituito da animali non ancora adulti. Che non potrebbero finire sulle nostre tavole e, invece, vengono venduti a prezzi bassi sul mercato illegale. «Questa pratica, che è un vero crimine in natura, danneggia così uno degli stock ittici e delle attività di pesca più preziosi della regione», confermano alcune prove raccolte dal WWF. Ecco perché l’organizzazione ambientalista torna a chiedere «la chiusura delle attività di pesca nei mesi di ottobre e novembre, quando gli “spadini”, gli individui giovani di pesce spada, vengono catturati maggiormente». Questa iniziativa da sola ridurrebbe quasi della metà l’uccisione degli esemplari sotto taglia, accelerando il pieno recupero della loro riserva, con benefici a lungo termine per il nostro mare e per i pescatori, oltre che per la sicurezza dei consumatori. La pesca del pesce spada del Mediterraneo (nome scientifico Xiphias gladius) ha, del resto, da sempre fornito cibo e reddito a numerose comunità di pescatori dalla Sicilia al Nord Africa.

Ogni anno vengono prelevate circa 9mila tonnellate di questa specie, per un valore di oltre 200 milioni di euro. Ma dalla metà dello scorso decennio, quando le catture erano due volte maggiori rispetto a quanto avrebbero dovuto essere per mantenerne il numero entro i limiti biologici di sicurezza, la popolazione è stata sull’orlo del collasso. Il primo intervento per invertire la rotta risale al 2016, con un piano di recupero che ha previsto l’introduzione di un limite di catture, la chiusura delle attività di pesca per tre mesi all’anno e la definizione di una taglia minima di riferimento pari al metro. Progetto miseramente fallito poiché le catture giovanili di pesce spada non si sono arrestate, anzi sono ancora circa 24% del pescato totale. Il divieto di pesca durante l’autunno consentirebbe, invece, agli esemplari giovani di crescere, raggiungere una taglia maggiore e la maturità, riuscendo a riprodursi prima di essere catturati. Un cambiamento che, insieme con un’applicazione più severa del divieto di commercializzazione del pesce spada sotto taglia, farebbe accelerare il recupero del loro numero, arrivando a impattare positivamente anche sulle tasche dei pescatori.

(Foto: @scubapilgrim)

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