Norvegia, una casa sicura per il beluga ex spia 

Alessio Pagani | mercoledì 9 novembre, 2022

La balena Hvaldimir rischia di mettersi in pericolo per la sua confidenza con l’uomo e le imbarcazioni. Ma l’organizzazione non governativa “One Whale” punta a creare un santuario pensato proprio per lei.

Una casa sicura per salvare Hvaldimir, il beluga spia russo che dal 2019, dopo essere fuggito con ogni probabilità dal suo centro di addestramento, staziona davanti alle coste della Norvegia. È il progetto cui sta lavorando l’organizzazione non governativa “One Whale”, creata dall’ex magnate immobiliare britannico Adam Thorpe, in collaborazione con la regista Regina Crosby. Il piano è decisamente ambizioso: raccogliere fondi per creare il primo santuario delle balene in acque libere del mondo nei fiordi norvegesi. I lavori per la riserva di oltre 2,2 chilometri quadrati, vicino alla città di Hammerfest, dovrebbero iniziare nei primi mesi del 2023 e questo contribuirebbe a mettere al sicuro per primo proprio Hvaldimir, che tutti ormai considerano una balena militare che ha scelto di disertare in nome della libertà. Anche il suo nome rimanda a questa storia: “Hvaldimir”, infatti, è un gioco di parole tra hval (balena in norvegese) e Vladimir (Putin). Il beluga, però, necessita di un posto sicuro. Proprio per la sua scarsa diffidenza nei confronti dell’uomo e delle imbarcazioni rischia di mettersi in pericolo, come dimostrano i video che hanno contribuito a rendere il cetaceo famoso sui social.  

Da qui il piano per creare un’oasi sicura per lui e per altri cetacei. Thorpe ha già avuto il consenso da parte del governo della Norvegia per istallare reti al largo del fiordo di cui è proprietario, ma solo se riuscirà a raccogliere i fondi necessari: si parla di circa 300mila euro per mettere in sicurezza tutta l’area e creare strutture per i team di ricerca e i veterinari che saranno impegnati nel progetto. Lì, secondo i promotori di “One Whale”, questo mammifero marino sarebbe finalmente al riparo.   

Sarebbe senz’altro un lieto fine per il beluga che dal 2019 riesce a far parlare di sé. Il suo ritrovamento, infatti, aveva fatto molto scalpore, attirando l’interesse dei media e persino degli analisti militari. La sua storia è apparsa subito circondata dal mistero. Intercettato da un gruppo di pescatori norvegesi nel mare tra le isole Rolvsøya e Ingøya, aveva indosso una speciale imbracatura creata per ospitare una telecamera per riprese subacque che, però, non era più agganciata. Il che, insieme con la scritta rinvenuta proprio sulla speciale pettorina, aveva sollevato una serie di interrogativi: come nelle migliori spy stories, vi era impresso un marchio: «Attrezzatura di San Pietroburgo».

Il beluga inoltre, è sempre stato a suo agio con l’uomo, tanto da arrivare a stretto contatto con l’imbarcazione dei pescatori che per primi l’avevano avvistato e da allora si avvicinava spesso ad altre barche. Scontato, dunque, che sia stato al centro di un programma di addestramento specifico, molto simile a quelli militari. E anche per questo, in nome della libertà riconquistata, è nata la mobilitazione finalizzata a creargli un posto sicuro dove possa vivere libero.   

(Foto d’apertura: @onewhaleorg)

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