Il trovatello era un coyote, non un cane!

Alessio Pagani | martedì 17 maggio, 2022

L’errore di valutazione è stato risolto dal Cape Wildlife Center di Barnstable, nel Massachusetts. Ora i veterinari sono al lavoro per aiutarlo a tornare in libertà.

Pensavano che fosse un cucciolo di cane. Quando lo hanno visto sul ciglio della strada, vicino alle auto in transito non si fatti molte domande e lo hanno raccolto. Quando avvenuto in New England, però, poteva costare caro alla famiglia mossa da un naturale istinto di protezione ma non proprio esperta di animali. Quello che si sono portati a casa, infatti, non era un giovanissimo meticcio nato in strada ma un cucciolo di coyote che, con ogni probabilità, si era allontanato dalla mamma, senza poi riuscire a ritrovarla. Dopo alcuni giorni di comportamenti strani del piccoli, poco socievole e decisamente non incline alla coccole, infatti, i buoni samaritani si sono insospettiti e hanno contatto il Cape Wildlife Center di Barnstable, nel Massachusetts. E gli specialisti del centro di recupero della fauna selvatica sono rapidamente intervenuti per sbrogliare la situazione. Potenzialmente ad alto rischio. «Questo caso ha avuto un lieto fine, ma sarebbe potuto facilmente andare diversamente», hanno sottolineato dal Cape Wildlife Center, in una nota ufficiale. «I coyote sono considerati una specie di vettore della rabbia e se i componenti della famiglia fossero stati morsi, graffiati o avessero avuto contatti più prolungati, avremmo dovuto sopprimere il cucciolo e sottoporre i suoi padroni al test per evitare conseguenze spiacevoli alle persone e il diffondersi della malattia». Pericolo scampato proprio grazie alla rapidità d’azione con cui si è riusciti a intervenire. Il cucciolo, infatti, è «stato trasferito in uno dei reparti di isolamento del centro faunistico dove è costantemente monitorato dai veterinari in attesa che si riprenda». Dopo aver ricevuto le vaccinazioni, poi,  avrà la possibilità di crescere e apprendere comportamenti naturali nel grande recinto all’aperto dove gli esperti faranno il possibile per fornirgli un’educazione il più in linea possibile con le caratteristiche della sue specie e replicare i comportamenti e le abilità essenziali che si imparano da mamma e papà. L’obiettivo, infatti, è quello di liberarlo in sicurezza. «Siamo grati a ogni singola persona che si prende del tempo della propria giornata per aiutare la fauna selvatica quando è necessario», concludono dal centro, «ma vogliamo consigliare le persone di chiamare sempre gli esperti per farsi aiutare. Un’azione che può proteggere tutti i soggetti coinvolti, umani e animali».

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